Parolin: “Il Vangelo continui ad essere linfa vitale per le nostre comunità cristiane e la società civile”

OMELIA DEL CARDINALE PIETRO PAROLIN NEL 600mo ANNIVERSARIO DI MONTE BERICO
CELEBRAZIONE EUCARISTICA INIZIO ANNO GIUBILARE MARIANO 1426-2026

Santuario della Beata Maria Vergine di Monte Berico
Domenica 8 febbraio 2026

 

Eccellenza Mons. Giuliano Brugnotto, Vescovo di Vicenza,
Cari confratelli nell’Episcopato e del Presbiterato,
Cari Religiosi e Religiose dell’Ordine dei Servi di Maria e di altri Istituti,
Stimate Autorità Civili e Militari,
Cari fratelli e sorelle in Cristo.

Siamo radunati oggi in questo Santuario della Madonna di Monte Berico, tanto caro a tutti noi qui presenti, alla città di Vicenza, al Veneto e non solo, spinti dal ricordo grato di una storia lunga seicento anni. Una storia fatta di speranza, di vita, di cambiamento, di rinascita. Una storia intrisa di spirito giubilare.

È la storia che ha condotto alla costruzione di questo stesso Santuario, quale memoria speciale delle apparizioni della Beata Vergine Maria a una contadina, Vincenza Pasini, in un tempo nel quale la città di Vicenza era duramente provata dall’epidemia della peste.

Una memoria speciale, fatta dalle pietre che compongono questa chiesa e dalle “pietre vive” che sono i credenti, perché – come ha scritto il Vescovo Giuliano al Santo Padre Leone XVI, del quale vi porto il saluto, la spirituale vicinanza e la benedizione – “da quell’evento di grazia è nata, lungo i secoli, una devozione viva e operosa … in più occasione il popolo di Dio e la cittadinanza si sono rivolti alla Vergine per ottenere grazie e protezione”.

Stiamo ora celebrando la santa Eucaristia perché, da credenti, ci domandiamo quale sia stato il fondamento dell’esperienza e dello spirito giubilari di seicento anni fa; e quale continui ad essere il fondamento dell’esperienza e dello spirito giubilari che oggi iniziano, ancora una volta nel nome della tenera Madre della Misericordia che è qui venerata ed amata con delicatezza, intimità e verità dalle generazioni che si susseguono nel tempo.

Il fondamento, come abbiamo ascoltato dalla seconda lettura, è la partecipazione reale dei credenti alla risurrezione del Signore Gesù Cristo morto in croce per la salvezza dell’umanità. Una partecipazione reale che, se da noi è ancora vissuta nel mistero e nella speranza vigilante dell’attesa, in Maria Vergine ha già trovato piena realizzazione. Ella è davvero già risorta con Cristo, Ella già siede con lui nella gloria per mostrare lungo il tempo e la storia la straordinaria ricchezza della grazia di Dio e della sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.

Come insegna il Concilio Vaticano II, la Madre di Gesù è l’inizio della Chiesa dei risorti, quella Chiesa che la comunità credente in cammino nel tempo e nella storia desidera diventare, con coraggio, risolutezza ed umiltà, chiamando tutti a condividere questa meta attraverso la fede e le opere evangeliche della carità in cui il Cristo vive, ama e chiama.

Il fondamento di ciò che Vicenza e il Veneto vissero allora ed oggi sono chiamati a vivere ancora dentro e fuori i propri confini per dare spazio, sempre come dice Paolo, ad un futuro animato dalla logica del dono e non da quella della pura retribuzione, è il legame che Dio ha voluto stabilire tra la prima delle creature risorte e l’umanità in cammino nel tempo e nella storia: un legame personale, materno, intimamente orientato a promuovere la cultura della vita, la cultura della nascita, la cultura della dignità, la cultura delle relazioni, la cultura dell’incontro.

Tutto ciò di cui abbiamo sentito preoccuparsi in piena volontà e responsabilità la regina Ester nella prima lettura, che diventa così metafora efficace di un potere, di una comunità e di una cultura non vogliono arrendersi al criterio della forza, della sopraffazione, della violenza, dell’arricchimento e dello scarto sistematico di tutto ciò che è al servizio della fragilità umana e dei suoi diritti inalienabili. Il potere, la comunità e la cultura che vengono cantati nel Magnificat di Maria, oggi riproposto nella sua duplice veste di Salmo Responsoriale e di parte integrante del brano evangelico.

Cosa possono trarre allora Vicenza, il Veneto e tutti coloro che vengono e verranno pellegrini durante quest’anno giubilare in questo santuario dove sempre viva e attuale è la multiforme celebrazione del memoriale del fondamento che ha dato e dà sostegno ad una storia che è ancora in costruzione ed aspetta di essere scritta? Sulla base di cosa potranno “ricominciare” la loro vita, fare quell’esperienza di conversione che – sempre il nostro Vescovo – ha descritto come “una rinascita personale e comunitaria, specialmente per le nostre parrocchie”?

Innanzi tutto, ricominciando dalla libertà dalle parole umane che rendono schiavi. È la libertà che si conquista ogni volta che si permette a Dio di parlare. Spesso, le parole umane non sanno andare oltre quel che si vede e si tocca; non sanno generare il futuro e aprire alla speranza, ma rinchiudono nella ripetizione del passato e del presente nei loro lati più foschi e mortali. Ieri, le parole umane rendevano la veggente Vincenza Pasini, la stessa città di Vicenza e il Veneto tutto schiavi di uno scenario immutabile, dominato dal peggior incubo che allora potesse materializzarsi: la peste!

L’aver permesso a Dio di parlare in Cristo attraverso la sua Ss.ma Madre ha concesso la libertà dalla peste: la libertà di pensare e di fare tutto ciò che la peste impediva, la libertà dal vivere l’esistenza quotidiana a partire dalla morte. È stata una guarigione integrale, dei corpi e degli spiriti.

Anche oggi, le parole umane ambiscono a schiavizzare i corpi e gli spiriti. Anche oggi, sollecitati da Colei che vive nella piena e totale libertà della risurrezione della carne continuando a visitare la Chiesa e il mondo e a camminare con loro, siamo chiamati a lasciar parlare Dio in Cristo perché possa essere scritta nel presente una storia di libertà, dove tutti vedano rispettato, promosso e accolto il loro nome e il loro posto nelle società. Solo questo, infatti, può generare un futuro dove ci sia posto per tutti e non solo per qualcuno.

A questo ci invita la Madonna. A che cosa ci invita? Nell’Angelus di Capodanno 2023, Papa Francesco si domandava: “Mentre ancora contempliamo Maria nella grotta dove è nato Gesù, possiamo domandarci: con quale linguaggio ci parla la Vergine Santa? Come parla Maria? Che cosa possiamo imparare da Lei in quest’anno che si apre? (si trattava dell’anno nuovo, ma noi possiamo pensare a quest’Anno giubilare che oggi cominciamo)”. E rispondeva: “In realtà, se osserviamo la scena che la Liturgia odierna ci presenta, notiamo che Maria non parla … Questa è la grandezza di Maria: mentre gli angeli fanno festa, i pastori accorrono e tutti lodano Dio a gran voce per l’evento che è accaduto, Maria non parla, non intrattiene gli ospiti spiegando ciò che le è successo, non ruba la scena – a noi piace tanto rubare la scena! – al contrario mette al centro il Bambino prendendosi cura di lui con amore. Una poetessa ha scritto che “Maria sapeva essere anche solennemente muta … perché non voleva perdere di vista il suo Dio”.

Maria ci invita dunque a lasciar parlare Dio in Cristo. Ci invita a un atteggiamento di silenzio interiore che si traduce in capacità di ascolto della voce del Signore. Solo così Vicenza, il Veneto e tutti coloro che qui verranno pellegrini e pellegrine in quest’anno giubilare potranno aprire molte “porte chiuse” e tante storie spezzate e incompiute potranno ricominciare, facendo poi spazio a quell’uguaglianza radicale che guarisce il senso di superiorità che separa gli uni dagli altri. Ieri, Vincenza Pasini non veniva creduta perché il senso di superiorità non riconosceva alle donne la capacità di dire la verità e negava loro il conseguente spazio e ruolo pubblico. Ne è risultata la prosecuzione della peste e della morte. Quando si lascia parlare Dio in Cristo, ieri come oggi, tutti ritrovano diritto di parola e diritto di cittadinanza, perché tutti sono riportati all’originaria e comune vocazione di essere testimoni della verità. Ne risulta così la guarigione del vivere insieme, che da “missione impossibile” per molti si trasforma in chiave per accedere al futuro di tutti.

Infine, alla luce del fondamento che stiamo celebrando e che sempre si celebrerà in questo santuario, l’Anno Giubilare che stiamo iniziando faccia fiorire, oggi come allora, il gusto della collaborazione. Sperimentata, guardando a Santa Maria, la libertà dalle parole che rendono schiavi e ritrovata l’uguaglianza radicale nella testimonianza della verità, la città di Vicenza fu liberata dalla peste e fece nuovamente l’esperienza della concordia e del lavorare insieme per il bene di tutti (e questo Santuario ne è il ricordo perenne).

Anche oggi il gusto della collaborazione va liberato dalle molteplici ipoteche che gravano su di esso, per ritornare ad essere quell’autentica scuola di umanità che, guardando a Maria, guarisce la città dall’inimicizia sociale che uccide, come una peste, il corpo e lo spirito, isolando ciascuno nelle proprie paure e nei propri incubi.

Ringraziamo dunque il Signore che ci fa il dono di questo Anno giubilare per commemorare il VI centenario delle prime apparizioni della Beata Vergine Maria e sentiamo la chiamata che da esso ci proviene, per rafforzare i legami di fede e di comunione e ritrovare slancio nella vita spirituale personale e comunitaria, affinché il Vangelo continui ad essere linfa vitale per le nostre comunità cristiane ed anche per la società civile.

Ci accompagni Santa Maria di Monteberico, Madre della Misericordia.

Così sia.

Card. Pietro Parolin

 

Foto: Piero Baraldo