Fondazione Esodo: in 15 anni quasi 5.000 persone accompagnate dal carcere alla libertà

Quasi 5.000 persone accompagnate nel percorso di reinserimento sociale e lavorativo e una rete di enti e comunità che negli anni si è progressivamente ampliata nel territorio. Sono i numeri che raccontano i primi quindici anni di attività della Fondazione Esodo Onlus, nata per sostenere detenuti, ex detenuti e persone in esecuzione penale esterna nel passaggio dalla detenzione alla piena autonomia.

Dal 2011 al 2025 il progetto ha accompagnato nel territorio veneto, dove opera, 4.870 persone attraverso percorsi personalizzati che integrano accoglienza, formazione, lavoro e interventi educativi.

Il bilancio è stato esposto questa mattina al Teatro Ristori di Verona, nel corso del convegno “Esodo, impronte dalla reclusione alla libertà”, promosso in occasione del 15° anniversario di Esodo con il patrocinio del Ministero della Giustizia, Regione del Veneto, Dicastero della Comunicazione della Santa Sede, Comune di Verona, Città di Vicenza e Comune di Belluno e con il sostegno di Fondazione Cariverona.

Durante l’appuntamento, moderato dal giornalista di Radio Vaticana e de L’Osservatore Romano Davide Dionisi, sono intervenuti: Irma Conti, Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà; don Enrico Pajarin, presidente di Fondazione Esodo, e Alessandro Ongaro, segretario della stessa; Enrico Farina del Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria del Triveneto; Annamaria Raciti dell’Ufficio interdistrettuale esecuzione penale esterna di Venezia; Paola Ziccone del Centro giustizia minorile di Venezia; Carla Midena e Marco Tofanelli della Direzione Servizi Sociali Regione del Veneto; Francesca Rapanà dell’Università degli Studi di Verona; Margherita Forestan della Fondazione Cariverona.

All’inizio dei lavori, il presidente di Fondazione Esodo, don Enrico Pajarin, ha letto un messaggio del Segretario di Stato Vaticano, Cardinale Pietro Parolin, tramite il quale Papa Leone XIV ha voluto porgere il proprio saluto a tutti i presenti.

 

Accoglienza residenziale

Uno dei pilastri del modello Esodo è l’accoglienza residenziale esterna al carcere, tra gli interventi di maggiore intensità educativa.

Nel periodo 2011–2025 sono state realizzate 1.384 accoglienze residenziali, per un totale di 193.581 giornate di accoglienza. Durante la permanenza le persone vengono accompagnate nella gestione della vita quotidiana, nella costruzione di relazioni e nel percorso verso l’autonomia. Negli ultimi anni la durata media delle accoglienze si attesta intorno ai 180 giorni.

 

Formazione e lavoro 

Il lavoro rappresenta uno strumento decisivo per il reinserimento sociale. Grazie a Esodo, in quindici anni:

  • 2.461 persone hanno partecipato a percorsi di formazione professionale;
  • sono stati attivati 2.404 percorsi di inserimento lavorativo tra carcere e territorio;
  • questi percorsi hanno portato alla stipula di 710 contratti di lavoro.

In media, una persona su tre tra quelle accompagnate riesce a ottenere un contratto di lavoro al termine del percorso.

 

Recidiva significativamente ridotta

L’impatto del progetto emerge anche dai dati sulla recidiva. Fondazione Esodo ha effettuato due rilevazioni sul campione delle persone dimesse dal percorso.

Il tasso di recidiva a cinque anni dalla dimissione risulta pari al 13,8% nella rilevazione del 2018 e al 14,4% nella rilevazione del 2022, dati significativamente più bassi rispetto alle medie nazionali del sistema penitenziario.

 

Una rete che cresce nel territorio

Nato nel 2011 con il sostegno di Fondazione Cariverona nei territori delle diocesi di Verona, Vicenza e Belluno-Feltre e sviluppato attraverso le rispettive Caritas diocesane e assieme all’Amministrazione penitenziaria, Esodo si è progressivamente consolidato fino a diventare nel 2016 Fondazione, con l’obiettivo di rendere strutturali e replicabili i percorsi di inclusione sociale per le persone coinvolte nel sistema penale.

il progetto si è progressivamente ampliato negli anni grazie alla collaborazione tra istituzioni, diocesi, terzo settore e realtà locali.

Il modello Esodo si basa infatti su una rete di enti che gestiscono servizi di accoglienza, formazione e accompagnamento, rendendo possibile l’offerta di percorsi personalizzati di reinserimento. Nel tempo questa rete si è allargata anche ad altri territori: nel 2019 il Patriarcato di Venezia è entrato in Fondazione come fondatore partecipante, aprendo la strada all’estensione del progetto nell’area veneziana, mentre nel 2020 il modello è stato sviluppato anche nel territorio della diocesi di Vittorio Veneto, per approdare nel 2025 in quello della diocesi di Adria-Rovigo. L’obiettivo è portare l’esperienza maturata in questi anni anche in contesti dove non sono ancora presenti analoghe esperienze in rete. È il caso delle diocesi di Trieste e di Concordia-Pordenone, che stanno procedendo con il loro ingresso nella Fondazione.

Oltre che da Fondazione Cariverona, negli anni Esodo è stato sostenuto da Regione del Veneto, Comune di Verona, Cassa delle Ammende, Ministero della Giustizia, Fondazione Biondani Ravetta e Caritas Italiana.

Attualmente gli enti del terzo settore aderenti al progetto sono 23, sparsi nei territori delle diocesi che vi prendono parte, mentre nel corso del quindicennio di attività vi hanno aderito complessivamente 39 enti tra cooperative sociali, associazioni di volontariato, consorzi di cooperative/enti consortili, fondazioni, enti di formazione e istituti religiosi.

 

Dal progetto alla Fondazione

«Quindici anni di lavoro ci dicono che il reinserimento non è solo una questione sociale, ma una responsabilità di tutta la comunità – afferma don Enrico Pajarin, presidente della Fondazione Esodo –Dietro ad ogni numero ci sono persone che hanno avuto la possibilità di ricostruire la propria vita grazie a una rete di enti, operatori e volontari che hanno scelto di accompagnarle. Investire nel reinserimento significa costruire comunità più giuste e più sicure».

«I numeri che oggi Fondazione Esodo consegna al territorio raccontano un risultato importante, ma soprattutto raccontano un’idea di comunità – sottolinea Margherita Forestan, vice presidente vicario di Fondazione Cariverona –. Accompagnare una persona dal carcere alla libertà non significa soltanto offrire un sostegno in un momento difficile: significa riconoscere che il reinserimento è una responsabilità collettiva, che chiama in causa istituzioni, terzo settore, volontariato e comunità locali. In questi quindici anni Esodo ha dimostrato che, quando si costruiscono percorsi personalizzati fatti di accoglienza, lavoro, relazioni e accompagnamento educativo, il cambiamento è possibile. Come Fondazione Cariverona siamo orgogliosi di aver avuto un ruolo determinante nel far nascere questa esperienza, credendo fin dall’origine nel suo valore e nella sua capacità di radicarsi nel territorio. In questi anni, Esodo ha saputo trasformarsi da progetto a modello territoriale stabile, capace di generare inclusione, dignità e una maggiore coesione sociale».