Fare dei Consigli pastorali unitari dei «luoghi di discernimento”, evitando il rischio dell’insignificanza o dell’autoreferenzialità, senza temere il conflitto ma anzi «intercettando il cammino comune di un Popolo di Dio che va ben oltre i nostri dibattiti».
Don Dario Vivian ha tratteggiato così l’identikit degli organismi partecipativi delle Unità pastorali in occasione dell’incontro del Consiglio pastorale diocesano dello scorso 23 marzo. Al centro dell’incontro, la bozza dello statuto e del regolamento dei Consigli pastorali unitari (Cpu).
«Come suggerisce il teologo Christoph Theobald, le Chiese dovrebbero essere ‘rabdomanti del Vangelo’, capaci di individuare dove scorre l’acqua della Parola» ha detto don Dario Vivian, aggiungendo che gli organismi partecipativi «sono chiamati a essere luoghi reali di discernimento, finalizzati all’edificazione comune e alla testimonianza di una salvezza che ci precede. La preoccupazione costante deve essere quella di edificare una forma di Chiesa adatta all’oggi ». Per questo motivo, ha sottolineato don Flavio Marchesini, «nelle unità pastorali è opportuno istituire il Cpu, le cui competenze riguardano tutto ciò che attiene alla vita dell’unità stessa: la liturgia, l’annuncio, la carità e il rapporto con il territorio». Senza dimenticare il “balzo in avanti” introdotto con la sinodalità: «camminare insieme rappresenta la nostra prima forma di evangelizzazione e di annuncio del Vangelo. Non si tratta di una semplice struttura o di nuovi organismi», ha detto Marchesini.
L’incontro del Consiglio pastorale è proseguito con i partecipanti divisi in gruppi per riflettere sui principi ispiratori del documento, rispetto ai quali è stato manifestato ampio apprezzamento ma anche la necessità di avvicinare il più possibile tali principi alle realtà delle unità
pastorali, tra loro molto diverse.
È infine intervenuto don Adolfo Zambon per presentare gli aspetti statutari dei Cpu.





