Sono in tutto 400 i membri dei gruppi ministeriali attivi in Diocesi, presenti in 145 parrocchie che a loro volta afferiscono a 36 unità pastorali. In un terzo della Diocesi di Vicenza sono quindi attivi questi gruppi di laici che hanno il compito di essere un punto di riferimento per l’animazione e la vita comunitaria, dando concretezza alle indicazioni dei rispettivi Consigli pastorali unitari (Cpu). Il punto della situazione è stato presentato lunedì 4 maggio in occasione dell’incontro del Consiglio pastorale diocesano, durante il quale è stata discussa la bozza di un documento che presenta i Gruppi ministeriali, li inserisce nella cornice del cammino sinodale della Diocesi e della Chiesa italiana e indica come costituirli e come sceglierne i membri.
A presentare la proposta sono intervenuti durante la serata Donatella Scalco e Graziano Cazzaro della commissione Gruppi ministeriali, mentre Alessandra Dalla Pia, membro del Gm dell’Up Cresole-Rettorgole ha portato una testimonianza sul servizio che sta svolgendo. «L’aspetto più bello è che la cura pastorale della nostra comunità è stata affidata ad una équipe di cui ganno parte il Gruppo ministeriale, un diacono permanente e sua moglie. Siamo partiti con calma perché il passaggio richiedeva tempo. Ci prendiamo cura dei gruppi esistenti, facciamo da collante e abbiamo una comunicazione molto attiva con il Cpu, i presbiteri e gli altri Gm della nostra Unità pastorale».
«La questione di fondo è l’insufficienza della singola parrocchia nel garantire una esperienza cristiana significativa – ha detto il Vescovo Giuliano durante l’incontro -. La Chiesa deve essere presente nel territorio in nuove forme e in questo senso i Gm sono un’opportunità». Opportunità individuata già da tempo nella nostra Diocesi, preconizzati nei primi anni Duemila «e che però non hanno trovato una diffusione immediata e totale in Diocesi – ha aggiunto il Vescovo -. la preoccupazione che dobbiamo avere è quella di garantire la presenza di riferimenti stabili nelle comunità, che le permettano di essere aperta alla dimensione missionaria. Un tempo questo ruolo era garantito dai presbiteri. Oggi sono i Gm che, insieme ai presbiteri e diaconi, possono svolgere questa funzione importante e decisiva».
I lavori del Cpd hanno messo in luce i punti di forza e di debolezza di questa proposta. Se unanimamente ne viene riconosciuto il valore sinodale e di testimonianza di un volto di Chiesa formato non solo da presbiteri ma anche da laici e religiosi che vivono la corresponsabilità e la condivisione della fede, dall’altro lato sono state evidenziate alcune difficoltà. In particolare, quella di individuare persone adeguate a questo compito, disponibili a svolgere un mandato di cinque anni (rinnovabile per altri cinque), oltre a una chiarezza poco percepita sugli obiettivi e l’identità dei Gm.
A conclusione dell’incontro il Consiglio si è espresso favorevolmente, quasi all’unanimità, sulla opportunità che nelle comunità venga creato un Gm.
Andrea Frison





