Martedì 24 marzo presso il Santuario di Monte Berico, alle 20.30, celebreremo la Veglia di preghiera per i Missionari Martiri, presieduta dal nostro Vescovo Giuliano. Faremo memoria di Nadia De Munari, nel quinto anniversario della morte della nostra missionaria laica (OMG) avvenuta in Perù. Ascolteremo anche la testimonianza di suor Azezet, comboniana eritrea, che ha vissuto per molti anni in Sud Sudan e in Palestina.
La memoria dei martiri missionari attraverso la preghiera della Chiesa, è un momento forte per non dimenticare e per vivere la Speranza. Ecco perché la Chiesa ha fissato la data del 24 marzo come giornata di ricordo e celebrazione dei suoi missionari martiri. Nel 1980 proprio il 24 marzo il vescovo di San Salvador, Oscar Romero, veniva ucciso mentre celebrava l’Eucarestia. Preghiamo lo Spirito perché ci aiuti ad essere testimoni dell’amore di Cristo nell’oggi della storia, della nostra storia compromessa con quella dei fratelli, specialmente di quelli più poveri. Questa sera vogliamo ricordare in particolare tutte le missionarie e i missionari che hanno donato la propria vita nell’annuncio del Vangelo. In modo particolare desideriamo far memoria della vita donata di Nadia De Munari, uccisa cinque anni fa a Chimbote (Perù). La sua vocazione ha significato una vita vissuta accanto alla comunità, assistendo chi aveva bisogno, costruendo ponti là dove regnavano divisioni e rancori. Audace servitrice del Vangelo «costituisce, assieme a tutti i martiri missionari, ai Popoli che stanno vivendo logoranti guerre dimenticate-pensiamo alla Palestina o al Sudan, come un grande affresco dell’umanità cristiana. Un affresco del Vangelo delle Beatitudini, vissuto sino allo spargimento del sangue. Il loro esempio ci incoraggia a rinnovare il nostro impegno nella lotta alle ingiustizie e nel prendere posizione davanti ad atti di prepotenza.
Oggi, davanti all’urgenza della missione della speranza, sull’esempio dei nostri missionari e dei popoli martiri, siamo tutti chiamati a diventare “artigiani di speranza” e restauratori di un ’umanità spesso distratta e infelice. A tal fine, occorre rinnovare in noi la spiritualità pasquale. Siamo battezzati nella morte e risurrezione redentrice di Cristo, nella Pasqua del Signore che segna l’eterna primavera della storia. Siamo “gente di primavera”, con uno sguardo sempre pieno di speranza da condividere con tutti, perché in Cristo «crediamo e sappiamo che la morte e l’odio non sono le ultime parole» sull’esistenza umana. I missionari di speranza sono uomini e donne di preghiera, perché «la persona che spera è una persona che prega», come sottolineava il Card. Van Thuan, che ha mantenuto viva la speranza nella lunga tribolazione del carcere grazie alla forza che riceveva dalla preghiera. Non dimentichiamo che pregare è la prima azione missionaria e al contempo «la prima forza della speranza». Pregando teniamo accesa la scintilla della speranza, perché diventi un grande fuoco, che illumina e riscalda tutti attorno, anche con azioni e gesti concreti. Sr. Azezet missionaria comboniana, nata in Eritrea ha svolto il suo servizio in Etiopia, Sudan, in Israele e nei Territori palestinesi. Per il suo impegno a favore delle vittime della tratta di esseri umani ha ricevuto dal Segretario di Stato americano Hillary Clinton il premio “Trafficking in Persons Report Hero Acting to End Modern Slavery” (Eroi del rapporto sulla Tratta di Persone che agiscono per porre fine alla schiavitù moderna).
Nadia De Munari, nata a Giavenale, quartiere di Schio (la cittadina in cui visse Santa Giuseppina Bakhita) in provincia di Vicenza, era una maestra d’asilo che aveva scelto la strada della missione con l’Operazione Mato Grosso, prima in Ecuador per un anno e poi in Perù, dove viveva da quasi 30 anni. Si occupava dei bambini più poveri, in sei asili e una scuola elementare alla periferia di Nuevo Chimbote, città di mezzo milione di abitanti, in buona parte migranti dalla Sierra, che vivono in una delle baraccopoli più pericolose delle Ande, sulla costa centro-settentrionale del Paese. Qui aveva fondato anche la casa “Mamma mia” per formare ragazze a diventare maestre d’asilo e dove lei stessa aveva scelto di abitare. La notte del 24 aprile 2020, mentre dormiva, è stata aggredita da un giovane peruviano che ha cercato di strangolarla per poi colpirla mortalmente sulla testa. Il perché di questa brutale aggressione, rimane ancora senza risposta, probabilmente per una manciata di dollari e il cellulare. L’inchiesta ha portato all’arresto dell’esecutore del fatto, ma rimane ancora incomprensibile tutto quello che c’è intorno a questo inaccettabile assassinio, segno della povertà e del degrado di una società allo sbando.





