Il vescovo Giuliano nel VI centenario dell’apparizione a Monte Berico: “Nei tempi di prova, Dio non abbandona il suo popolo”

OMELIA NEL VI CENTENARIO DELLA PRIMA APPARIZIONE

Santuario Monte Berico, 7 marzo 2026

 

Letture: Sir 2,8-18; Sal 102; Gal 4,4-7; Gv 19,25-27

Fratelli e sorelle carissimi,

siamo saliti oggi a Monte Berico con nel cuore una memoria che attraversa i secoli. Il 7 marzo 1426, in un tempo di pestilenza, di paura, di impoverimento, di disorientamento sociale e spirituale, qui si accese un segno di speranza. In un’ora di desolazione, la tradizione ci consegna il gesto di Maria che si fa vicina a una donna semplice, anziana, umile: Vincenza Pasini. E proprio da questa umiltà comincia un cammino di consolazione per un’intera città.

È molto bello che la memoria cristiana custodisca questi particolari. Non un potente, non un sapiente, non uno dei primi della città, ma una donna anziana, povera e nascosta. È lo stile di Dio. Dio ama cominciare dai piccoli e affidare i suoi segni a chi non ha potere, ma ha un cuore disponibile. Dio ama parlare nel momento in cui l’uomo pensa che il cielo sia diventato muto.

E tuttavia, mentre facciamo memoria grata di ciò che qui è avvenuto, la liturgia di oggi ci conduce al mistero di Cristo. Questo è essenziale.

 

La pienezza del tempo è Gesù Cristo

San Paolo ci ha detto: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna”. Tutto è qui. La pienezza del tempo non è un evento prodigioso, non è una visione, non è un segno celeste in quanto tale. La pienezza del tempo è Gesù Cristo, il Figlio mandato dal Padre. E Maria è grande precisamente perché lo dà al mondo, perché conduce a Lui, perché non trattiene su di sé lo sguardo dei discepoli ma lo orienta verso il Figlio.

Per questo la Chiesa, anche recentemente, ha voluto richiamare con chiarezza che Gesù Cristo è la Parola definitiva del Padre, la pienezza della Rivelazione. Nulla si aggiunge a Cristo. Nulla supera Cristo. Nulla può mettersi accanto a Lui come se la sua luce fosse insufficiente. Ogni autentico dono spirituale, ogni segno che nella storia consola i credenti, ha un solo compito: aiutare a vivere più pienamente il Vangelo, non sostituirlo; destare alla fede, non saziare la curiosità; chiamare alla conversione, non alimentare il sensazionale.

Questo ci fa molto bene ricordarlo oggi. Perché il modo più vero di onorare Maria non è inseguire l’eccezionale, ma lasciarci condurre da lei all’essenziale. E l’essenziale è Cristo, accolto nella fede, celebrato nei sacramenti, riconosciuto nei poveri, amato nella Chiesa.

 

Tre atteggiamenti interiori

Le letture di oggi ci mostrano allora tre atteggiamenti interiori.

Il primo è quello della fiducia perseverante. Il libro del Siracide ci ha rivolto parole molto sobrie, quasi severe, ma piene di sapienza: “Voi che temete il Signore, aspettate la sua misericordia… sperate in lui… confidate in lui”. Sembra la parola più adatta per quel popolo vicentino del 1426, ferito dalla pestilenza, e sembra una parola molto adatta anche per noi. Perché anche il nostro tempo conosce le sue pestilenze: quella che è sotto gli occhi di tutti: la guerra. E poi le pestilenze dell’anima: la solitudine, la sfiducia, la frantumazione delle relazioni, la stanchezza spirituale, la paura del presente segnato da incertezza.

E dentro tutto questo la Scrittura non dice: agitatevi, rincorrete segni, cercate conferme straordinarie. Dice: fidatevi del Signore. Restate saldi. Non abbandonate la via della preghiera, della rettitudine, della pazienza.

Il secondo atteggiamento è quello della memoria grata della misericordia. Il salmo ci ha fatto ripetere: “Misericordioso e pietoso è il Signore”. Questa è forse la più profonda interpretazione di Monte Berico. Qui non celebriamo anzitutto un privilegio locale, ma una misericordia di Dio. In una storia ferita, Dio ha lasciato trasparire la sua tenerezza. E Maria, come sempre, è il volto materno di questa tenerezza. Non viene per occupare il centro, ma per dire agli uomini affaticati: il Signore non vi ha dimenticati. Dio continua a visitare il suo popolo.

Il salmo ci ha ricordato anche un’altra cosa: Dio “non ci tratta secondo i nostri peccati”. E allora comprendiamo che la speranza vera nasce quando ci lasciamo riconciliare. Un santuario mariano è autentico quando diventa luogo di conversione, di confessione, di ritorno a Dio, di pace ritrovata. Non semplicemente luogo di devozione esteriore, ma luogo in cui il cuore si apre, si lascia purificare e torna all’essenziale.

Il terzo atteggiamento è quello della dimora presso la croce. Il Vangelo ci ha condotti sul Calvario: “Stavano presso la croce di Gesù sua madre…”. Ecco il punto più alto della figura di Maria. Maria è grande grande perché sta, rimane, persevera nell’oscurità. Non capisce tutto, ma si fida. Non possiede tutto, ma ama. E lì, sotto la croce, riceve una maternità nuova: “Donna, ecco tuo figlio”; “Ecco tua madre”. Monte Berico, allora, per noi oggi deve diventare scuola di questo “stare”. Stare presso la croce degli uomini e delle donne del nostro tempo: presso chi soffre, con le famiglie ferite, con i giovani disorientati, gli anziani soli, con a chi ha perso lavoro, speranza, salute, fede. La devozione mariana diventa vera quando genera questa compassione concreta, silenziosa, fedele.

 

A voi Gruppi mariani

Vorrei dirlo in modo particolare a voi, Gruppi mariani qui presenti. La Chiesa vi affida un compito molto bello e molto delicato. Siate uomini e donne di preghiera semplice, di amore alla Parola di Dio, di vita sacramentale, di comunione ecclesiale. Siate persone capaci di custodire il fervore senza cadere nell’enfasi; la devozione senza smarrire il discernimento; l’affetto verso Maria senza mai separarla da Gesù e dalla Chiesa.

Le recenti indicazioni della Chiesa sul discernimento dei presunti fenomeni soprannaturali ci aiutano proprio in questa direzione. Esse non spengono lo Spirito; chiedono piuttosto di discernere, di esaminare, di custodire ciò che è buono, di purificare ciò che può essere ambiguo, di non confondere la fede con il bisogno del meraviglioso. È una sapienza materna della Chiesa. Perché la fede del popolo di Dio va custodita. E soprattutto va custodita la centralità di Cristo (cf. Dicastero per la Dottrina della Fede, Norme per procedere nel discernimento di presunti fenomeni soprannaturali, 7 maggio 2024).

Forse il messaggio più attuale di Monte Berico, a seicento anni di distanza, è proprio questo: nei tempi di prova, Dio non abbandona il suo popolo; Maria accompagna il cammino della Chiesa; ma il dono più grande resta sempre Gesù, il Figlio mandato dal Padre, nato da donna, morto e risorto per noi. E ogni grazia autentica ci riporta a Lui.

Chiediamo allora oggi tre doni. Anzitutto, il dono della fiducia: per non cedere allo scoraggiamento, personale o comunitario. Poi il dono del discernimento: per cercare non ciò che colpisce, ma ciò che converte; non ciò che emoziona soltanto, ma ciò che edifica nella verità. Infine il dono della maternità spirituale di Maria: perché ciascuno di noi, come il discepolo amato, la accolga “tra le sue cose più care”, nella casa del cuore; e perché Maria ci insegni a vivere da figli nel Figlio. Con questi tre doni contribuiremo a far rifiorire nelle nostre comunità la fede e l’amore. Amen.

+ vescovo Giuliano