Augurio natalizio agli amministratori con l’annuncio dell’Anno Giubilare Mariano di Monte Berico: “L’anima mia gioisce nel Signore. Rinascere nella speranza con Maria” Monte Berico, 13 dicembre 2025

Augurio natalizio agli amministratori con l’annuncio dell’Anno Giubilare Mariano di Monte Berico:

L’anima mia gioisce nel Signore. Rinascere nella speranza con Maria

Monte Berico, 13 dicembre 2025

Cari Sindaci, gentili Amministratrici e Amministratori, autorità civili e militari, care amiche e cari amici, vi ringrazio di cuore per aver accolto il mio invito qui, al Santuario di Monte Berico, per questo momento di scambio di auguri natalizi.

Permettete di rivolgere un saluto al giovane Presidente della Regione il dott. Alberto Stefani, al quale auguriamo “buon lavoro” a servizio del bene comune. Non potendo essere presente ha inviato uno scritto.

Lo scambio degli Auguri di Natale è un gesto semplice, ma da parte mia è occasione speciale per una condivisione di pensieri a partire dall’esperienza e missione pastorale della Chiesa berica.

Quest’anno ho desiderato caratterizzare il nostro incontro con l’annuncio dell’Anno Giubilare per i 600 anni del Santuario di Monte Berico. Un anno che abbiamo voluto intitolare: “L’anima mia gioisce nel Signore. Rinascere nella speranza con Maria”.

  1. Monte Berico: un colle che guarda alla città e al territorio

Questo colle non è solo un luogo geografico: è uno sguardo.

Da qui lo sguardo abbraccia Vicenza e l’ampio territorio: le montagne da un lato, i colli berici dall’altro, la pianura con i suoi paesi, le zone industriali, i lavori della TAV, le strade trafficate, le case, le scuole, le chiese, i negozi, gli ospedali, il carcere, i luoghi della vita quotidiana.

Maria ha voluto che qui sorgesse un santuario, luogo di incontro tra cielo e terra. Si sale al santuario come pellegrini: a piedi, in bicicletta, in silenzio o in preghiera, da soli o in compagnia.

Il pellegrinaggio sarà una dimensione importante di questo Anno Giubilare:

  • perché permette di rileggere il cammino della vita, passo dopo passo;

  • perché ci fa scoprire, con gratitudine, le bellezze della natura e dell’arte del nostro territorio;

  • e insieme ci mette davanti alle ferite che abbiamo inferto all’ambiente: all’aria, all’acqua, ai boschi, alla terra.

Salire e scendere da questo colle è allora anche un gesto simbolico:

  • saliamo per chiedere luce, forza, consolazione,

  • scendiamo per tornare alle nostre responsabilità, ciascuno nel proprio ruolo, con uno sguardo rinnovato sul bene comune e sulla “casa comune” che siamo chiamati a custodire.

  1. Un tempo segnato dalla stanchezza e dalla paura

Non possiamo nasconderci che tante persone oggi hanno perso il coraggio di vivere.

Papa Leone ha parlato di una sorta di “globalizzazione dell’impotenza”: ci si sente piccoli, disarmati, davanti a problemi troppo grandi, troppo complessi.

  • Le nuove forme di comunicazione ci raggiungono in tempo reale con notizie di disastri, violenze, crisi, morti, amplificando situazioni che un tempo restavano circoscritte.

  • Cresce una sensazione di insicurezza diffusa, che si insinua nel cuore delle persone.

  • C’è un forte del divario tra cittadini e istituzioni, poco più di 4 cittadini su 10 ha scelto di andare al voto nelle ultime elezioni regionali; una sfiducia che ci deve interrogare tutti.

Su questo scenario pesano poi le guerre che non trovano soluzioni giuste e stabili, e il rischio – secondo alcuni già concreto – di una guerra di deterrenza nucleare in Europa.

A livello sociale, come è stato sottolineato anche recentemente all’inaugurazione dell’Emporio di Bassano, la povertà assoluta e relativa in Italia è cresciuta negli ultimi anni, toccando milioni di persone, con particolare fatica: qui al Nord, nelle famiglie numerose, tra gli stranieri, mentre l’inflazione erode il potere d’acquisto delle fasce più fragili.

Tutto questo crea un clima di stanchezza, sfiducia, talvolta rassegnazione.

Proprio su queste situazioni, la Parola di Dio fa risuonare un annuncio di speranza che vorrei condividere con voi, come un augurio e un impegno comune: “Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio. Egli viene a salvarvi»” (Is 35,3-4).

  1. Il Giubileo: un tempo per ritrovare speranza

Questo è il primo grande valore dell’Anno Giubilare mariano che stiamo iniziando: annunciare coraggio e speranza.

Come comunità cristiana sentiamo il compito di offrire questo annuncio a tutti, credenti e non credenti, e di aiutare le persone che verranno a questo santuario a non lasciarsi prendere dalla paura e dallo scoraggiamento.

La storia biblica è la storia di un popolo che viene liberato dalla schiavitù per iniziativa di Dio. Come dire: l’esito della storia non è solo nelle mani degli uomini – anche se tutti siamo chiamati a fare la nostra parte con grande responsabilità – essa è nelle mani di Dio. E noi possiamo sperare, perché quel Dio che Gesù ci ha fatto conoscere ha camminato e continua a camminare in mezzo a noi. Lui stesso si è manifestato come “figlio di Dio” che inaugura definitivamente il “regno di pace e di giustizia”.

L’apostolo Paolo ce lo ricorda con parole luminose: «Noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo, mediante la fede, l’accesso a questa grazia…
e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. […] La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato
» (Rm 5,1-2.5).

Ecco allora il senso del pellegrinaggio a Monte Berico in questo anno: salire a questo santuario per irrobustire le mani e i piedi, il cuore e la mente, per tornare poi nelle nostre comunità – civili ed ecclesiali – con energie nuove.

  1. Segni di rinascita nelle nostre comunità

Nonostante le fatiche, vediamo già segni di speranza.

Le nostre comunità territoriali stanno pian piano riprendendo fiducia, ritessendo legami che la pandemia aveva spezzato o ferito.

  • Nelle parrocchie emerge un maggiore protagonismo dei laici nella conduzione delle comunità cristiane, insieme a presbiteri, diaconi e consacrati.

  • Sta emergendo un volto nuovo del ministero, con persone che giungono da altre regioni e da altri Paesi per condividere il servizio alla nostra gente:

    • nel giorno dell’Immacolata ho ordinato un diacono diocesano,

    • un diacono teatino originario della Sicilia,

    • un diacono e un presbitero dei Servi di Maria di origini ugandesi.

  • Le nostre comunità si arricchiscono della presenza di numerosi fedeli stranieri, che spesso si ritrovano nelle comunità etniche per essere meglio accompagnati in un inserimento progressivo nelle parrocchie, generando “contaminazioni” culturali, spirituali e pastorali interessanti e feconde.

Questi segni dicono che la vita è più forte della paura, che la diversità può essere vissuta come risorsa e non come minaccia, e che il tessuto sociale e comunitario – seppur fragile – può essere nuovamente ricucito.

Anche voi, cari Sindaci e Amministratori, siete quotidianamente tessitori di legami:

  • tra generazioni,

  • tra cittadini e istituzioni,

  • tra mondo economico, sociale e culturale.

Il vostro servizio è una forma preziosa di carità sociale e politica. Nel Giubileo vorrei che vi sentiste particolarmente accompagnati dalla preghiera e dalla vicinanza della Chiesa diocesana.

  1. Maria, Madre di Misericordia: gustare la gioia e rinascere

Maria, che qui veneriamo come Madre di Misericordia, ci consegna un messaggio di speranza.

Nel Magnificat proclama: «La mia anima gioisce nel Signore».

Si è riconosciuta profondamente amata da Dio nella sua piccolezza, giovane di un paesino nascosto come Nazaret. Proprio per questo può aiutare anche noi a ritrovare la gioia:

  • la gioia delle relazioni autentiche, in un mondo segnato da comunicazioni rapide ma spesso superficiali;

  • la gioia di dedicare tempo agli altri, nel volontariato e nel servizio gratuito;

  • la gioia di mettere la propria vita al servizio del bene comune nelle diverse forme di carità: pastorale, sociale, politica.

Il tema del nostro Giubileo parla di “rinascere”. La filosofa Hannah Arendt ricordava che l’essere umano è fatto per nascere, per ricominciare, per rinnovarsi nel corso della vita.

Prima di lei, il Maestro di Galilea diceva a Nicodemo: “Se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio… se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio”.

Il paradigma della vita è proprio questo ri-nascere: riappropriarsi del dono della vita a partire dalla nostra dimensione interiore e spirituale, così da poter gustare pienamente: i giorni, gli affetti, il lavoro, il creato, la comunità.

L’atteggiamento di Maria ci indica una via concreta: “Custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”.

Custodire il cuore, oggi, significa:

  • fare spazio al silenzio, per ritrovare se stessi;

  • rallentare i ritmi frenetici, che spesso ci rendono distratti e aggressivi;

  • riconoscere il potere del limite (tema del prossimo Festival biblico) non come una sconfitta, ma come condizione umana che ci apre agli altri e a Dio.

  1. Un augurio per il Natale e per il nuovo Anno Giubilare

Con l’annuncio di questo Anno Giubilare mariano di Monte Berico, desidero esprimervi un augurio che va oltre la dimensione religiosa in senso stretto e tocca anche la nostra vita sociale e civile.

Vorrei che questo Giubileo diventasse per il nostro territorio:

  • un cammino di speranza, per chi si sente stanco o sfiduciato;

  • un invito a prendersi cura dei più fragili, dei poveri, delle famiglie in difficoltà, dei giovani disorientati;

  • uno stimolo a custodire con maggiore responsabilità la casa comune, l’ambiente che abitiamo;

  • un’occasione per avvicinare di nuovo cittadini e istituzioni, nella fiducia, nel dialogo, nella corresponsabilità.

In questa circostanza mi è gradito offrire un piccolo dono: una copia dell’esortazione apostolica sull’amore verso i poveri, Dilexit te, di papa Leone. Il nostro conterraneo Christian Carlassare, da vent’anni missionario comboniano in Sud Sudan, attualmente vescovo di Bentiu, ha scritto che “non smette di sognare” con la sua gente. E ha aggiunto: “Accolgo L’esortazione apostolica Dilexit te di Papa Leone con grande entusiasmo e gratitudine perché è un richiamo alla speranza. L’Esortazione si apre con il Signore che dice: ‘Hai poca forza, poco potere, ma io ti ho amato’ (Ap 3,9). Sono parole che, prima di tutto, ci mettono davanti la nostra povertà, non tanto economica ma antropologica; siamo infatti incapaci di vivere la fraternità, la comunione, la pace” (in Leone XIV, Dilexit te. Esortazione apostolica sull’amore verso i poveri, Lit edizioni, Roma 2025, p. 182).

Cari Sindaci e Amministratori, vi ringrazio per ciò che già fate, spesso nel nascondimento, tra critiche, limiti di bilancio, normative complesse, conflitti da comporre. Il vostro è un servizio esigente, ma essenziale per la vita delle nostre comunità.

Vi affido a Maria, Madre di Misericordia, perché accompagni il vostro impegno quotidiano accanto alla nostra gente.

Dal Santuario di Monte Berico, cuore spirituale della nostra Diocesi, rivolgo a voi, alle vostre famiglie, ai vostri collaboratori e a tutte le donne e gli uomini che abitano i vostri Comuni il mio più sincero augurio: Buon Natale, Santo Natale, e un Nuovo Anno all’insegna della concordia e della pace.

Il Signore, per intercessione di Maria, faccia rinascere nel cuore di ciascuno di noi la speranza che non delude.

+ vescovo Giuliano