Omelia nella notte di Natale Cattedrale, 24 dicembre 2025

Omelia nella notte di Natale

Cattedrale, 24 dicembre 2025

Letture: Is 9,1-6; Sal 95; Tt 2,11-14; Lc 2,1-14

Fratelli e sorelle, questa notte la Chiesa ci raduna nel silenzio che respira, tra luci, canti e pietre antiche. E allora vorrei farvi una domanda, semplice e insistente, come una bussola per non perdere il centro: Che cosa siete venuti a vedere questa notte?

Gesù domandava: “Che cosa siete andati a vedere nel deserto?” Non per rimproverare, ma per portare alla verità il desiderio.

Anche noi possiamo chiederci: Che cosa siete venuti a vedere questa notte?

Siete venuti a vedere delle luci nella bella città di Vicenza? Sì, ci sono le luci. Una festa di colori illumina la Basilica palladiana. E sono eleganti: vincono per un attimo il buio delle strade, addolciscono l’inverno, fanno festa.

Ma la Parola di Dio ci conduce più in profondità: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce” (Is 9). Questa notte non celebriamo l’illuminazione di una città, ma l’accendersi di un destino: la luce non è una decorazione, è una visita. Non è un neon che abbaglia, è una fiamma che orienta.

Le luci di Vicenza possono indicare una via; ma la luce di cui parla Isaia trasforma chi cammina: raggiunge le tenebre interiori, quelle che non si spengono con un interruttore – paure, rancori, stanchezze, solitudini.

Che cosa siete venuti a vedere questa notte? Siete venuti a vedere un coro che offre un canto dolce in questa notte di Natale? Sì, c’è il canto. E ci commuove.

Ma il Vangelo ci dice che, prima del coro umano, c’è un annuncio: “Vi annuncio una grande gioia… oggi è nato per voi un Salvatore” (Lc 2). Gli angeli non cantano per intrattenere: cantano perché la gioia ha trovato una ragione.

E la ragione è questa: “È apparsa la grazia di Dio” (Tt 2). Notate il verbo: è apparsa. La fede non comincia da un nostro sforzo, ma da un’apparizione: qualcosa che si mostra, che viene incontro. Il coro canta, noi ascoltiamo e ci uniamo nel canto; ma la notte di Natale ci chiede di fare un passo ulteriore: non solo ascoltare una melodia, bensì lasciarci educare dalla grazia. San Paolo dice che questa grazia “ci insegna” a vivere: a rinunciare a ciò che ci impoverisce, a scegliere ciò che dura, ad abitare il tempo con sobrietà, giustizia, pietà.

Forse siete venuti a sentire se la vita può ancora avere un’armonia. E la risposta è: sì –ma non per il fatto che tutto va bene, bensì perché Dio ha messo la sua nota dentro la nostra storia, e nessuna dissonanza è più definitiva.

Che cosa siete venuti a vedere questa notte? Siete venuti a vedere una bella cattedrale ricca di opere artistiche? Sì, questa cattedrale è un grembo di bellezza: la sua facciata, lo splendido paramento Civran capolavoro barocco della seconda metà del 1600 che decora il presbiterio, gli altari e altre opere d’arte… memoria di generazioni. E l’arte è una lingua che sa dire Dio senza spiegazioni.

Ma il Vangelo, questa notte, ci spiazza: il segno non è un palazzo, è una povertà. “Troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia” (Lc 2). Il segno di Dio non è prima di tutto la grandezza, ma la vicinanza. Non è l’irraggiungibile, ma l’offerto.

E allora la cattedrale, con tutta la sua bellezza, diventa vera quando ci conduce a questo: il Dio immenso si lascia trovare nel piccolo. L’arte ci alza lo sguardo; ma il Natale ci insegna anche ad abbassarlo, fino a una mangiatoia: fino a ciò che nel mondo non fa notizia, fino alle periferie del cuore, fino alle fragilità che vorremmo nascondere.

Se siete venuti a vedere una bellezza che non ferisce, una grandezza che non umilia, una luce che non giudica – ecco è proprio qui: la bellezza di Dio è un Bambino.

 

Che cosa siete venuti a vedere questa notte? Il profeta Isaia risponde con parole dense: “Un bambino è nato per noi… Principe della pace” (Is 9). Il Salmo ci mette sulle labbra un invito: “Cantate al Signore un canto nuovo… annunciate di giorno in giorno la sua salvezza” (Sal 95).

Allora, fratelli e sorelle, permettetemi di dire così: Siete venuti a vedere delle luci? Sì: ma la luce vera è Cristo, che visita le nostre tenebre senza vergognarsi di noi.

Siete venuti a sentire un coro? Sì: ma il canto vero è l’annuncio, che ridà un senso alla gioia e una promessa alla fatica del nostro vivere quotidiano.

Siete venuti a vedere una cattedrale? Sì: ma il tempio vero è un Bambino, e il suo trono è una mangiatoia: perché nessuno abbia paura di avvicinarsi.

Se siete venuti a vedere un evento bello ma innocuo, una parentesi sentimentale, un ricordo da custodire – la Parola vi contraddice con dolce fermezza: questa notte è un inizio, non un intermezzo. La grazia “è apparsa” per trasformare la vita.

E allora, alla fine, la domanda diventa personale: Che cosa sei venuto a vedere questa notte?

Forse sei venuto a vedere se qualcuno ti pensa. E la risposta è: – “oggi è nato per voi”, per te.

Forse sei venuto a vedere se la pace è ancora possibile. E la risposta è: – il suo nome è “Principe della pace”.

Forse sei venuto a vedere se Dio si ricorda di te così come sei, non come dovresti essere. E la risposta è: – si ricorda di te in un bambino in fasce, perché nessuno tema di essere accolto.

Fratelli e sorelle, questa notte non siamo qui per vedere soltanto. Siamo qui per lasciarci vedere: da Dio.

I pastori vanno, trovano, e poi tornano “glorificando e lodando Dio”. Hanno visto un segno, ma soprattutto si sono scoperti dentro una promessa. Questo sia anche il nostro Natale.

+ vescovo Giuliano