Consiglio presbiterale del 7 e 8 maggio a Casa San Fidenzio di Novaglie (Vr)

Il consiglio presbiterale si è riunito nei giorni 7 e 8 maggio a casa san Fidenzio di Novaglie (Vr). La riunione ha avuto per tema la trasformazione della presenza della chiesa nel territorio, in particolare sotto due aspetti: il volto della comunità e la forma della cura pastorale.

Come cambia il volto della parrocchia una volta entrata in unità pastorale? In che modo prendersene cura? A queste domande ha offerto una risposta don Stefano Borghi, presbitero della diocesi di Reggio Emilia, che ha recentemente ottenuto il dottorato alla Facoltà Teologica del Triveneto. Nella sua relazione Parrocchie, territorio, ministeri ha richiamato la storia della parrocchia e le sfide che la interpellano oggi. Tra queste si segnalano la necessità di ripensare il significato della parola “comunità” e di riscoprire la pluralità delle forme liturgiche nel vissuto del popolo di Dio, ricombinando il nostro tessuto parrocchiale con forme non strettamente territoriali di esperienza di fede. Sul fronte delle figure ministeriali, don Stefano ha riletto la figura del parroco come “promotore di ministerialità”, capace di fare e lasciare posto a nuovi ministri e ministeri, secondo una dinamica di interazione originale e regolata al tempo stesso, come è la danza.

L’esperienza dei gruppi ministeriali, tipica della diocesi di Vicenza, ha successivamente impegnato la riflessioni dei consiglieri. Don Flavio Marchesini ha ricostruito il profilo di questa “giuntura di comunione”, che ormai ha raggiunto i 25 anni di servizio alla diocesi. Da gruppo di “referenti pastorali” attivo nelle comunità sprovviste di un parroco residente, il gruppo ministeriale si sta ripensando come un organismo stabile a servizio di tutti i parroci e consigli pastorali unitari. In questa direzione si muove il documento diocesano sui gruppi ministeriali, che è stato presentato in bozza. Il consiglio presbiterale a larga maggioranza ha incoraggiato la prosecuzione di questa esperienza. Si è soffermato in seguito sulle modalità di scelta dei membri, sul cammino formativo che li attende, sul ruolo dei parroci nella formazione e nella vita ordinaria dei gruppi ministeriali, sul rapporto con il consiglio pastorale unitario e sul valore del mandato diocesano. La discussione è stata ampia, con diversi pareri e numerose proposte, ad esempio riguardo all’equipe diocesana di formazione. L’orientamento finale è che il gruppo ministeriale rappresenti una risorsa preziosa per le nostre comunità, che ad oggi, in maggioranza, non ne beneficiano. Essendo queste in trasformazione, anche gli organismi che consentono una cura pastorale condivisa dovranno essere ripensati e adattati a seconda delle situazioni. Per il gruppo ministeriale questo significa, tra l’altro, che ne andrà predisposto un profilo sia per la collaborazione con il parroco sia nel caso di “supplenza del parroco” previsto can. 517 § 2.

In ogni caso il gruppo ministeriale rappresenta una “forma forte” di collaborazione dei laici alla cura pastorale della parrocchia. Per questo chi ne fa parte deve essere accuratamente scelto, adeguatamente formato nel percorso diocesano e seriamente responsabilizzato dai parroci, chiamati a far crescere questa ministerialità, non a smorzarla, come ha ribadito il vescovo Giuliano a conclusione dell’incontro.