Omelia del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia

8 settembre 2026 Santuario di Monte Berico

Messa nel VI centenario delle apparizioni della Madonna di Monte Berico

(Vicenza, 8 settembre 2026)

Omelia del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia

 

Carissimi fratelli e sorelle,

celebriamo quest’anno, con vera gioia e riconoscenza, il seicentesimo anniversario delle apparizioni della Vergine Maria sul Monte Berico, legate all’umile figura di Vincenza Pasini, una donna semplice, una contadina, attraverso la quale la Provvidenza ha voluto lasciare un segno nella storia della Chiesa che è in Vicenza e nei territori adiacenti.

Una sorgente per la Chiesa e per la nostra terra

Sono, dunque, passati 600 anni. E tuttavia, venendo oggi qui, abbiamo la percezione che non stiamo soltanto ricordando un fatto del passato. Stiamo tornando a una sorgente. Il Monte Berico, infatti, non è solo un luogo della memoria. È un luogo nel quale, generazione dopo generazione, il popolo cristiano ha imparato a convenire, a salire, a pregare, a chiedere, a ringraziare, a riconciliarsi.

È il Monte Sanctum, il Monte Santo: un luogo nel quale l’uomo è invitato a riconoscere che la sua vita non si esaurisce nelle cose immediate, nei problemi, nelle paure, nelle divisioni, nelle preoccupazioni quotidiane. C’è una dimensione più profonda dell’esistenza: la dimensione del rapporto con Dio. E forse proprio questo è uno dei messaggi più importanti che possiamo raccogliere oggi: riscoprire il vero valore del sacro.

Il sacro non ha come suo fine ultimo quello di separare. Non è una fuga dalla storia. Non è un luogo nel quale l’uomo si allontana dagli altri. Al contrario, il sacro unisce a Dio e, proprio per questo, ci rende capaci di unirci gli uni agli altri. Se il sacro fosse soltanto separazione, non sarebbe il sacro cristiano. Il Dio che adoriamo non rimane lontano dall’uomo: entra nella nostra storia. E questo è precisamente ciò che riscontriamo nella Vergine Maria.

Maria entra nella prova del suo popolo

Il contesto nel quale ebbero origine le apparizioni è quello di una grande prova: la terra vicentina era stata colpita duramente dalla peste e il popolo viveva nella paura, nella sofferenza, nell’incertezza.

Nella tradizione legata alle apparizioni di Vincenza Pasini, la Beata Vergine Maria si manifesta proprio dentro questa situazione di dolore, indicando un luogo di preghiera e di affidamento, fino alla promessa dell’edificazione di un santuario. È importante cogliere questo particolare: Maria non appare quando tutto sembra risolto, quando tutto va bene. Maria appare quando il popolo è nella prova. Ed è per questo che, dopo 600 anni, la sua presenza continua a parlarci. Perché anche noi viviamo in un tempo nel quale non mancano le prove. Abbiamo conosciuto, in Europa, negli ultimi ottant’anni un tempo di sostanziale pace, anche se i conflitti non sono mai mancati. Ma negli ultimi anni siamo stati drammaticamente risvegliati alla realtà della guerra.

Possiamo indicare delle date: il 24 febbraio 2022, quando ebbe inizio l’invasione russa su larga scala dell’Ucraina; il 7 ottobre 2023, quando iniziò l’attuale drammatica fase della guerra in Israele e Gaza; il 28 febbraio 2026 quando deflagrò lo scontro tra Stati Uniti ed Iran.

Ma sappiamo anche che le realtà storiche che stanno dietro queste date sono molto più antiche e complesse. Sappiamo bene, soprattutto, che mentre è facile indicare l’inizio di una guerra, non è altrettanto facile indicarne la fine. La guerra ha una data d’inizio; la pace, invece, richiede un cammino lungo, difficile e mai scontato. Richiede conversione, dialogo, giustizia, perdono, riconciliazione. E allora comprendiamo perché oggi, davanti alla Madre della Misericordia, dobbiamo riscoprire proprio questa parola: riconciliazione.

Il manto della Madre della Misericordia

Guardiamo, allora, l’immagine della Madonna di Monte Berico che è tradizionalmente venerata come la “Vergine dal largo manto”. È un’immagine straordinariamente semplice e, nello stesso tempo, profondissima. Maria apre il suo manto e sotto questo manto raccoglie i suoi figli.

Il manto della Madonna non è soltanto un indumento che protegge chi lo porta: è un manto che si apre verso gli altri. È un manto che accoglie, che riveste, che raccoglie, che unisce. Sotto quel manto non siamo più semplicemente individui separati: diventiamo un popolo. E qui tocchiamo il cuore del messaggio della Madonna: la misericordia di Dio vuole raccogliere ciò che il peccato divide.

La misericordia non è semplicemente che Dio chiude gli occhi davanti al male. La misericordia è Dio che viene a cercare l’uomo, lo rialza, lo perdona e gli restituisce la possibilità di ricominciare. Per questo misericordia e riconciliazione sono inseparabili.

Non c’è vera comunità senza una volontà di riconciliarsi. E questo vale nei rapporti più semplici tra le persone. Vale nella famiglia, che è la cellula fondamentale della società, e ce ne siamo tristemente accorgendo: femminicidi, minori allo sbando, impegno educativo disatteso ecc. Ma questo vale anche nella comunità civile, nella Chiesa, tra i popoli. Una comunità non si costruisce solo mettendo insieme persone che si vogliono bene. Si costruisce anche imparando ad accogliersi, a riconoscere i diritti altrui, a perdonarsi.

È forse proprio questo che manca al nostro tempo. Abbiamo strumenti straordinari per comunicare, ma spesso siamo incapaci di parlarci. Abbiamo infinite possibilità di entrare in relazione, ma siamo frequentemente più divisi. Abbiamo strumenti per denunciare le colpe degli altri, ma non abbiamo il coraggio di riconoscere le nostre colpe. Abbiamo bisogno, dunque, di tornare alla misericordia. E la misericordia non è debolezza. La misericordia è la forza di Dio che ricostruisce ciò che il peccato ha distrutto.

La novità della grazia è il sì di Maria

I testi dell’odierna liturgia ci aiutano a comprendere ulteriormente questo mistero: il profeta Michea ci conduce verso una promessa e, nel mezzo di una storia travagliata, Dio prepara una novità. La Vergine che concepisce è il segno che Dio può sempre aprire una strada nuova.

Un rapporto personale che diventa comunione

La verginità di Maria, in questa prospettiva, non è solo una condizione fisica: è il segno della novità della grazia. Là dove l’uomo vede una situazione priva di speranza, Dio può aprire una possibilità. Là dove l’uomo vede soltanto la fine, Dio può inaugurare un nuovo inizio. Là dove sembra dominare la morte, Dio dona la nuova vita. Questa è la speranza cristiana. Non è ottimismo ingenuo. È l’ottimismo della grazia.

E proprio qui il Vangelo di Matteo ci porta al cuore della nostra fede: l’Incarnazione. Dio non è rimasto lontano, Dio non ci ha guardati dall’alto, Dio è entrato nella nostra storia. Ha assunto la nostra carne e ha condiviso la nostra condizione umana.

E tutto questo è passato attraverso il sì di una giovane donna di Nazareth. Il sì di Maria è il grande mistero della nostra fede. Perché Dio, pur essendo Dio, ha voluto entrare nella storia umana attraverso la libertà, l’umiltà e l’obbedienza di una creatura. Maria dice sì. E quel sì apre la porta all’Incarnazione. Quel sì permette a Dio di entrare nella nostra storia.

Comprendiamo, allora, una cosa essenziale. Maria ci insegna che il rapporto con Dio è personale, ma non è individuale. Si tratta di due atteggiamenti molto diversi, fra loro agli antipodi. Il rapporto personale con Dio significa che nessuno può credere al mio posto, nessuno può amare Dio al posto mio e nessuno può pronunciare il suo sì al posto mio. Ma proprio perché è personale, questo rapporto non mi chiude in me stesso: mi apre agli altri.

Maria concepisce Cristo e immediatamente si mette in cammino verso Elisabetta. Accoglie Dio e va incontro all’uomo. Riceve la grazia e diventa dono. Questa è la vera spiritualità cristiana: non una spiritualità ripiegata su se stessa o separata, ma una spiritualità che – dopo aver incontrato Dio – diventa prossimità, servizio, misericordia, riconciliazione, presenza.

Questo è quanto il Monte Berico ci chiede oggi. Venire qui non significa semplicemente compiere un gesto di devozione. Significa lasciarsi raccogliere sotto il manto della Madre e imparare ad accogliere gli altri. Venire qui significa chiedere alla Madonna non soltanto: «Proteggimi», ma anche: «Rendimi capace di costruire comunione». Non soltanto: «Consolami», ma: «Rendimi capace di consolare». Non soltanto: «Perdonami», ma: «Rendimi capace di perdonare». Non soltanto: «Dammi pace», ma: «Fammi diventare uomo e donna di pace».

Invocazione conclusiva

Seicento anni fa una donna semplice, Vincenza Pasini, attraversava la storia di questa terra in un momento di grande sofferenza. Oggi noi siamo qui – sei secoli dopo – e possiamo riconoscere che quel messaggio non appartiene unicamente al passato.

La Madre della Misericordia continua a raccogliere i suoi figli. Continua ad aprire il suo manto. Continua a dirci che nessuno deve rimanere fuori. Continua a ricordarci che Dio non si stanca dell’uomo.

E allora, in questo seicentesimo anniversario, chiediamo una grazia particolare. Chiediamo che questo Monte torni ad essere sempre più Monte Santo, luogo di incontro con Dio, luogo di preghiera, di conversione, di riconciliazione. Che sia luogo nel quale le famiglie ritrovano la strada del dialogo; luogo nel quale chi porta una ferita possa incontrare la misericordia; luogo nel quale chi è solo possa sentirsi accolto; luogo nel quale la Chiesa ritrovi sempre più profondamente la sua unità.

Chiediamo alla Madonna di Monte Berico di stendere il suo manto su questa terra, sulle famiglie, sulle comunità, sulla Chiesa, sul mondo intero e sui popoli che oggi combattono guerre e sono nella sofferenza.

Madre della Misericordia, raccoglici tutti sotto il tuo manto. Raccogli ciò che è diviso. Risana ciò che è ferito. Riconcilia ciò che è separato. Insegnaci il tuo sì: il sì dell’umiltà, il sì della fede, il sì della fiducia, il sì attraverso il quale Dio è entrato nella storia.

Fa’ che anche attraverso il nostro piccolo sì – un sì al perdono, alla riconciliazione, alla pace, alla carità – Dio possa continuare ad entrare nella storia degli uomini. Perché il grande miracolo di Monte Berico non si è concluso 600 anni fa. Il miracolo deve continuare oggi in un popolo che continua a lasciarsi raccogliere da Maria e, attraverso Maria, ritrova Cristo.

E Cristo, come ci ricorda il Vangelo, è l’Emmanuele: il Dio con noi. Dio con noi nelle nostre prove, nelle nostre famiglie, nelle nostre fragilità, nelle nostre divisioni. Dio con noi quando ricominciamo, quando impariamo a perdonare, quando scegliamo la pace.

Sotto il manto della Madre della Misericordia, allora, possiamo rinnovare con fiducia la nostra preghiera.

Santa Maria, Madre di Dio, Madre della Misericordia, prega per noi. E fa’ che questo Monte Santo continui, per la Chiesa che è in Vicenza e per le generazioni future, ad essere il monte di Dio, un monte di preghiera, di misericordia, di riconciliazione. Amen.

+ Francesco Moraglia

Patriarca di Venezia

Foto: Piero Baraldo.