Tutti abbiamo una schiavitù da cui liberarci

ll Cardinal Pietro Parolin ha benedetto la nuova scultura di Santa Bakhita a Schio

Realizzata dall’artista canadese Timothy Schmalz, è dedicata alla lotta contro la tratta di persone ed è stata installata nei pressi della chiesa di San Francesco

La scultura “Let The Oppressed Go Free” (Lasciate liberi gli oppressi) è stata benedetta e inaugurata il 29 giugno accanto alla chiesa di San Francesco a Schio in occasione della festa di San Pietro Apostolo, patrono della città. 

A benedire la scultura il Segretario di Stato Vaticano, il Cardinal Pietro Parolin. Realizzata dall’artista canadese Timothy Schmalz, l’opera evoca la figura di Santa Giuseppina Bakhita con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno del traffico di esseri umani.

Durante la benedizione Parolin ha detto: «Guardando questa statua viene da pensare che le persone rappresentate finiscano all’altezza della botola, ma in realtà continuano anche nel sottosuolo. Se non tutti gli uomini del mondo, almeno quelli qui presenti possono vedersi raffigurati perché credo che tutti abbiamo una schiavitù da cui liberarci». Davanti alla scultura il Cardinale ha invitato tutti a «chiedere a Santa Bakhita, che è la patrona delle vittime della tratta, di aiutarci a liberarci da questa schiavitù. E sapete qual è? La chiusura in noi stessi. L’individualismo che ci impedisce di prenderci cura degli altri, come dovremmo fare. Papa Francesco continua a richiamare su questo: sull’indifferenza con cui guardiamo la realtà del nostro giorno, dei nostri giorni, soprattutto la realtà di sofferenza, dolore e di vulnerabilità. Solo se ci libereremo da questa schiavitù saremo veramente in grado di aiutare gli altri».

Davanti a quasi mille persone che hanno presenziato all’omaggio a Santa Bakhita, il coro Arcangelo Michele di Schio ha aperto la cerimonia mentre veniva svelata l’opera avvolta da un velo giallo e rosso, colori della città scledense. Dopo la benedizione del Cardinale Parolin, il coro G.E.S – diretto da Marco Manzardo – ha intonato alcune canzoni e il pubblico si è diretto in processione verso il Duomo di San Pietro per la Santa Messa.

 

La scultura “Let The Oppressed Go Free” è ispirata da un passo della Bibbia (Isaia 58:6), dal quale Schmalz prende il nome della sua opera: “Questo è il digiuno che voglio – oracolo del Signore -: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo”. Ogni 8 febbraio, giorno in cui ricorre la memoria di Santa Bakhita, la Chiesa celebra la Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la Tratta di Persone. Nell’ultima edizione, Papa Francesco ha sottolineato che le popolazioni vulnerabili più gravemente esposte a subire questo crimine sono “le persone impoverite dalla crisi economica, dalle guerre, dal cambiamento climatico e da tanta instabilità che vengono facilmente reclutate”. In questo senso, ha incoraggiato a “cercare modi per trasformare le nostre società e prevenire questa piaga vergognosa che è la tratta di persone”, che ha definito come un “fenomeno oscuro”.

La scultura di Schmalz ritrae Santa Bakhita mentre apre una botola, dalla quale emergono figure che rappresentano le varie forme di tratta che esistono nel mondo. In linea con le parole del Santo Padre, l’artista sottolinea che il problema del traffico di esseri umani continuerà ad esistere finché lo terremo nascosto.

«La presenza di questa scultura a Schio rende onore a Santa Bakhita che nella nostra città ha trascorso 45 anni e qui ha concluso la propria vita. Ma è anche motivo di gioia e orgoglio per l’intera comunità scledense, che ha amato la figura mite e generosa di questa suora. Dopo averle riconosciuto la cittadinanza onoraria, di concerto con la parrocchia, le Suore Canossiane e l’associazione Bakhita Schio-Sudan siamo stati concordi nel renderle questo ulteriore omaggio accogliendo come si conviene la realizzazione artistica di Timothy Schmalz, a cui va la nostra gratitudine» ha sottolineato il Sindaco Valter Orsi. 

«Mi ritengo un “militante artistico” per la promozione delle idee di Papa Francesco. Non riesco a pensare a un utilizzo migliore dell’arte se non come strumento per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle questioni più impegnative del nostro tempo – ha detto l’artista Timothy Schmalz, che il giorno prima della cerimonia ha incontrato Papa Francesco per presentare l’opera installata in città –  “Let the Oppressed Go Free” potrebbe sembrare una scultura scioccante, con le vittime della schiavitù moderna che emergono dal sottosuolo. Ciò che è più scioccante, però, è la realtà del mondo di oggi: esiste un mondo sotterraneo in cui prospera la schiavitù. Questa scultura è un avvertimento: dobbiamo prenderci cura dei nostri fratelli e delle nostre sorelle che altrimenti sono destinati a vivere vite orribili».

 

 

«La Famiglia religiosa di appartenenza di Santa Giuseppina Bakhita, l’Istituto delle Figlie della Carità Canossiane presente nei cinque Continenti, si rallegra per la scelta della città di Schio di accogliere in questa creazione artistica dello scultore Schmalz come un segno importante della missione affidataci da S. Bakhita. La sua storia di liberazione dalla schiavitù ci interpella a liberare gli oppressi per realizzare la fraternità universale di Figli dell’unico Padre dei Cieli. La sua straordinaria riconoscenza al “bon Paron”, che nel mistero della Sua Provvidenza le ha dato la gioia di passare da una crudele schiavitù alla libertà di Figlia di Dio, l’ha resa testimone di speranza, portatrice di pace e di perdono, sempre pronta ad aiutare tutti, in particolare i piccoli e i più bisognosi. Ringraziamo la città di Schio per l’onore riservato a Madre Bakhita di diventare esempio di vita buona, che edifica il tessuto sociale con la riconciliazione nel rispetto delle diversità e nell’amore fraterno, via maestra di speranza e di pace» sono le parole di Madre Sandra Maggiolo, Superiora Generale delle Figlie della Carità Canossiane.  

«Uno dei punti importanti per noi dell’Associazione Bakhita Schio-Sudan è tenere vivo il ricordo di Giuseppina Bakhita in città. Questa posa della scultura e la concomitante richiesta che Santa Bakhita sia patrona secondaria di Schio corona il nostro operare. Ora sarà più difficile scordarla o meglio più facile ricordarla» ha aggiunto Gianfrancesco Sartori, presidente dell’Associazione Bakhita Schio-Sudan. 

 

In bronzo per 6 metri di lunghezza, 1,2 di larghezza e 2,4 di altezza, “Let The Oppressed Go Free” è stata realizzata grazie al contributo economico della “Rudolph P. Bratty Family Foundation”, che appartiene a una famiglia emigrata in Canada dal Nord Italia.

 

«È una questione così importante che la Rudolph P. Bratty Family Foundation ha sentito la responsabilità di fare luce su questa crisi contro l’umanità. È terrificante  che il traffico di esseri umani continui a verificarsi in questo secolo e ciò non può essere ignorato. Speriamo che questa scultura possa sensibilizzare l’opinione pubblica su questi terribili crimini e che, attraverso l’educazione, tutti noi possiamo compiere i passi necessari per sradicare la tratta di esseri umani in tutto il mondo» ha detto Christopher Bratty, presidente della Rudolph P. Bratty Family Foundation.

La scultura installata a Schio è l’opera originale in quanto esistono già altre repliche, come quella benedetta dal Cardinale e Arcivescovo di New York  Timothy Dolan nella Cattedrale di San Patrizio (New York, USA) lo scorso ottobre o quella che sarà installata al Regis College di Toronto (Canada) il prossimo luglio. 

 

“Let The Oppressed Go Free” è legata a “Angels Unawares”, un’altra opera realizzata da Schmalz che si trova in Piazza San Pietro a Roma e che è stata benedetta da Papa Francesco nel 2019. In entrambe le opere, l’artista canadese esprime la vulnerabilità umana: in “Angels Unawares” viene messa in luce la sofferenza e la mancanza di protezione che subiscono i migranti, mentre in “Let The Oppressed Go Free” cerca di dare visibilità al problema del traffico di esseri umani.

 

Fonte : Ufficio stampa comune di Schio