OMELIA nella Celebrazione Eucaristia memoria della B.V. di Lourdes con il PELLEGRINAGGIO DIOCESANO GIUBILARE DEI MALATI Santuario di Monte Berico, 11 febbraio 2026

OMELIA nella Celebrazione Eucaristia memoria della B.V. di Lourdes

con il PELLEGRINAGGIO DIOCESANO GIUBILARE DEI MALATI

Santuario di Monte Berico, 11 febbraio 2026

Letture: Is 66,10-14c; Gdt 13,18-20; Lc 1,41b-55

Fratelli e sorelle,

oggi, 11 febbraio 2026, nel Santuario di Monte Berico, dove Maria è venerata come Madre di Misericordia, celebriamo l’Eucaristia nel Giubileo dei malati, con le letture della Beata Vergine di Lourdes. È come se la Parola ci portasse per mano in un piccolo pellegrinaggio. Salendo le scalette verso Monte Berico ci fermiamo a contemplare la consolazione promessa da Dio al profeta Isaia, lungo li porticato ci uniamo al canto di benedizione di Giuditta, ed entrando in questo santuario eleviamo il canto del Magnificat, dove la misericordia diventa storia.

“Io vi consolerò”: la misericordia come grembo

Isaia ci consegna un’immagine materna, quasi “mariana” prima ancora di Maria: “Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò” (Is 66). Qui la misericordia non è un’idea: è una vicinanza che fascia, una presenza che non si spaventa della fragilità. E notate: il popolo non è presentato come forte, ma come bisognoso di consolazione. È già un Vangelo per chi soffre.

In questo Santuario, tanti vengono con domande semplici e profonde: “Perché?”, “Fino a quando?”, “Dove sei, Signore?”. La Parola non cancella le domande; però ci dice che Dio non arretra davanti al dolore. La misericordia è il suo modo di stare accanto.

 

Dove Maria fa esperienza della misericordia di Dio

Veniamo al Vangelo: Elisabetta, colma di Spirito Santo, riconosce in Maria la visitazione di Dio. E Maria risponde con il Magnificat. Ecco, dove Maria fa esperienza della misericordia? Proprio nel fatto che Dio la guarda: “ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1). Maria sperimenta la misericordia come sguardo che solleva, come scelta gratuita di Dio che entra nella piccolezza.

Nel Magnificat la misericordia è detta con una frase che non dovremmo mai consumare per abitudine: “La sua misericordia si stende di generazione in generazione” (Lc 1,50). Maria non parla di una misericordia episodica, ma di una fedeltà che attraversa la storia. E chi ha sofferto lo sa: ciò che ci sostiene davvero non è uno che ti parla cercando spiegazioni razionali al tuo doloro, ma uno che con fedeltà ti sta accanto.

 

Maria, donna di misericordia e di compassione

Maria non trattiene per sé la grazia ricevuta: si alza e va. La misericordia, quando è vera, mette in movimento. La prima forma della compassione è la visita: non una visita curiosa, ma una presenza che porta Dio.

E Maria è donna di misericordia anche nel suo modo di stare: non si mette al centro, fa spazio. Nel Magnificat lei non racconta se stessa, ma racconta le opere di Dio: l’abbassamento dei superbi, l’innalzamento degli umili, la memoria dell’alleanza.

È misericordia anche questa: lasciare che sia Dio a essere grande, perché allora anche il povero e il malato non vengono schiacciati dall’umiliazione, ma custoditi nella loro dignità.

 

Gli ammalati: attingere alla misericordia per mezzo di Lei

Carissimi malati, forse oggi qualcuno di voi non ha la forza di “cantare” un Magnificat. Eppure Maria vi insegna una via umile e possibile: affidare a Dio ciò che non si riesce a portare da soli. La misericordia non è premio per i forti; è pane per i fragili.

Per mezzo di Maria noi attingiamo alla misericordia di Dio così: imparando a lasciarci guardare dal Signore, senza vergogna della debolezza; imparando a pregare anche con poche parole, o con un silenzio offerto; imparando a credere che la nostra vita, anche quando è ferita, resta dentro l’alleanza.

Qui Monte Berico, come Lourdes, diventa un segno: non un luogo dove si “spiega” il dolore, ma dove si consegna il dolore a una Madre che lo porta a Dio.

 

Volontari, operatori, personale sanitario: la scuola della compassione

E a voi, volontari, medici, infermieri, familiari, operatori della cura: Maria oggi è davvero una maestra. Non tanto di tecniche, ma di stile evangelico: stare, ascoltare, non passare oltre.

Nel messaggio per questa Giornata, Papa Leone XIV richiama proprio la logica del Samaritano: “si è fermato… Soprattutto gli ha dato il proprio tempo”. È una frase semplice e decisiva: il tempo è la prima medicina quando qualcuno soffre. Dare tempo significa dire: “Tu conti”. E in quel “tu conti” passa la misericordia di Dio.

E ancora, il Papa ci ricorda che la compassione non è un gesto isolato ma una trama di relazioni: una cura che diventa “noi”, comunità. In questo, Maria è icona della Chiesa: una casa dove la fragilità non porta a scartare chi soffre, ma luogo santo nel quale Dio manifesta la grandezza del suo Amore.

Ed ora, volgendo il nostro sguardo alla bella immagine di Maria che porta nel grembo il Figlio e ha il mantello aperto verso di noi, preghiamo:

Maria, Madre di Misericordia,
noi veniamo a te con le mani vuote

e il cuore pieno:
pieno di nomi, di attese,

di paura e di speranza.

 

Stendi su di noi il tuo manto,
come un cielo basso e buono:
sotto quel manto metti gli ammalati,

uno ad uno,
metti le notti lunghe, i giorni faticosi,
metti chi non ce la fa più a pregare
e chi prega solo con un respiro.

 

Tu che hai creduto alla tenerezza di Dio,
insegnaci la tua compassione:
quella che non spiega il dolore,

ma lo accompagna,
quella che non passa oltre, ma si ferma.

 

E per chi cura, per chi veglia, per chi serve,
per medici, infermieri, volontari e familiari,
sii sorgente di forza semplice:
dona occhi che vedono la persona

prima della malattia,
mani che non hanno fretta,
parole che non feriscono,
silenzi che consolano.

 

Madre, portaci al Figlio:
perché in Lui la misericordia ha un volto,
e nessuna ferita è sola.
Amen

+ vescovo Giuliano