OMELIA nella Festa della Presentazione del Signore 30a Giornata della Vita Consacrata Santuario di Monte Berico, 2 febbraio 2026

OMELIA nella Festa della Presentazione del Signore

30a Giornata della Vita Consacrata

Santuario di Monte Berico, 2 febbraio 2026

Letture: Ml 3,1-4; Eb 2,14-18; Sal 23; Lc 2,22-40

Fratelli e sorelle, in questa festa della Presentazione del Signore, con le candele accese e lo sguardo rivolto al Tempio, siamo come accompagnati a entrare in un luogo interiore: quello in cui la fede smette di essere semplicemente un’idea e diventa offerta. E qui, nella Basilica di Santuario di Monte Berico, come Chiesa diocesana riconosciamo nella vita consacrata una parola viva.

Il tema di quest’anno – “Ha innalzato gli umili. Vita consacrata per la rinascita delle comunità” – ci mette subito davanti al modo di agire di Dio: non “spinge” dall’alto, ma solleva dal basso; non abbaglia, ma illumina; non si impone, ma si consegna. E ci chiede: dov’è oggi l’umiltà che Dio sta innalzando nelle nostre comunità? Dove sono i segni, magari nascosti, di una rinascita che non nasce dall’efficienza, ma dalla fedeltà?

 “Doveva rendersi simile ai fratelli”: la luce è fatta di prossimità

La Lettera agli Ebrei (Eb 2,14-18) ci porta al centro: Cristo “ha condiviso il sangue e la carne”. È una parola che consola: Dio salva facendosi vicino. E se la salvezza passa per questa somiglianza, allora la luce cristiana è calore di compagnia, pazienza di presenza, misericordia concreta.

Per questo i consacrati e le consacrate, provenienti da vari popoli e culture, sono davvero – come avete detto nel vostro messaggio – segni dell’universalità della Chiesa, profezia che smentisce i confini, le paure, i sospetti. La vostra presenza, spesso discreta, dice: si può vivere insieme; si può amare senza possedere; si può servire senza tornaconto.

E il Salmo (Sal 23/24) rilancia una domanda: “Chi salirà il monte del Signore?” Non chi è potente; ma chi ha “mani innocenti e cuore puro”. Possiamo affermare che la vitalità delle comunità non si realizza con programmi perfetti; piuttosto nasce da mani innocenti perché sporche – compromesse con i poveri – e da cuori liberi.

Qui la vita consacrata ha una missione preziosa: custodire lo spazio dell’essenziale, ricordare a tutti che la Chiesa non è prima di tutto una macchina organizzativa, ma un popolo sacerdotale, un popolo che offre se stesso.

Simeone e Anna: l’umiltà che diventa profezia

Nel Vangelo (Lc 2,22-40) colpisce una cosa: al Tempio non ci sono trionfi. C’è una famiglia povera che porta ciò che può. C’è un vecchio che aspetta. C’è una donna anziana che prega. Eppure, proprio lì, accade il riconoscimento: “luce per illuminare le genti”.

Quanta somiglianza con la vita consacrata, soprattutto quando non è “al centro” ma “ai bordi”: piccole comunità, opere nascoste, fedeltà quotidiana.

E quanto è evangelica – oggi – la gioia di chi celebra il proprio giubileo: fratelli e sorelle avanti nell’età che, come Simeone e Anna, continuano a dire con la vita: “Io attendo, io benedico, io consegno”. Nonostante la fragilità, rinnovano l’offerta. Questa, noi crediamo, è luce per il mondo intero.

E allora una domanda semplice che sorge è questa: quale attesa abita le nostre comunità? Attesa di risultati, o attesa del Signore?

Tornare a ciò che conta: preghiera, fraternità, e un uso sapiente del digitale

Papa Leone, intervenendo all’Assemblea Generale dell’Unione Superiori Generali, lo scorso 26 novembre, ha indicato tre snodi che sembrano scritti per questa Giornata: relazione con Dio, incontro tra fratelli, confronto con il mondo digitale.

Anzitutto la preghiera, descritta come “spazio relazionale” in cui il cuore si apre e riceve un amore che “guarisce, trasforma e infiamma alla missione”. Con un avvertimento che ci riguarda: quando la vita cristiana si lascia prendere dall’ansia di essere “gestori di molti servizi”, si smarrisce la sorgente.

Poi la fraternità: il Papa invita a un “noi” più forte della somma delle individualità, e ricorda che i legami, nella Chiesa sinodale, diventano “canali di grazia”. Questo tocca direttamente la “conversione allo stile sinodale”: la rinascita delle comunità avviene quando la comunione non è uno slogan, ma una disciplina del cuore.

Infine, il digitale: opportunità immense per comunione e missione, ma anche rischio di sostituire i rapporti reali con la sola connessione virtuale; perciò va custodita l’autenticità delle relazioni e non vanno “relegati a distanza” i luoghi concreti del discernimento comunitario. È un invito all’equilibrio: nova et vetera, senza paura e senza ingenuità.

Alimentare il fuoco della vocazione: un Rosario che diventa scuola di speranza

Dite con lucidità che un programma anche bellissimo sarebbe insufficiente se non alimentassimo il fuoco della vocazione – la nostra e quella dei giovani in cerca di senso. Qui la proposta di valorizzare, dall’8 febbraio 2026, la preghiera del Rosario nelle comunità può essere letta così: come una pedagogia della contemplazione.

Il Rosario, con i suoi misteri, ci fa ripercorrere i passi umili di Dio: un Dio che entra nella storia senza clamore, come oggi entra nel Tempio. E mentre Maria canta: “Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili”, ci educa a riconoscere gli umili di oggi: giovani inquieti, famiglie provate, anziani soli, comunità stanche.

E ora affido con voi a Maria il cammino di rinascita delle nostre comunità.

Maria, Madre dell’umiltà innalzata da Dio, / tu che hai cantato il Magnificat e hai creduto alla promessa, / guarda le nostre comunità religiose: rendile semplici, fraterne, generose.

Tieni acceso nei consacrati e nelle consacrate / il fuoco della vocazione, /la gioia della fedeltà quotidiana, /la pazienza delle piccole luci che non si spengono.

Sostieni i giovani in ricerca, / apri sentieri di senso e di coraggio, / fa’ che incontrino testimoni credibili e lieti.

Vergine di Monte Berico, / insegnaci lo stile della comunione e della pace: / che nessuno si senta solo, / che le ferite siano curate, / che la Chiesa cammini insieme.

E mentre consegniamo al Signore tutta la nostra vita, / fa’ che, con te, possiamo ripetere ogni giorno: / “Eccomi”, perché Lui sia la luce delle genti / e la nostra Diocesi rinasca nella speranza. Amen.

+ vescovo Giuliano