Omelia per il Giubileo mariano delle persone con disabilità Santuario di Monte Berico, 9 aprile 2026

Omelia per il Giubileo mariano delle persone con disabilità

Santuario di Monte Berico, 9 aprile 2026

Letture: At 3,11-26; Sal 8; Lc 24,35-48

Carissimi fratelli e sorelle,

oggi, in questo Santuario di Monte Berico, dentro il Giubileo mariano, il Signore ci dona una parola piena di consolazione e di vita.

Le letture ci mostrano che Gesù risorto non è un’idea, non è un ricordo lontano, non è un fantasma: è il Vivente, colui che sta in mezzo ai suoi, dona la pace, guarisce, apre la mente e si fa riconoscere. E come si fa riconoscere? Condividendo il pasto con i discepoli.

Nel Vangelo, infatti, Gesù si lascia vedere, toccare, riconoscere; e poi mangia con loro. È così che i discepoli comprendono: il Risorto è proprio Lui, ed è presente in mezzo a loro.

Anche la prima lettura ci dice che questa vita nuova non resta chiusa in Gesù, ma si comunica: nel suo nome lo storpio viene rialzato, guarito, rimesso in piedi. Pietro lo dice con chiarezza: non per capacità umana, ma per la forza di Gesù risorto. È Lui l’autore della vita. È Lui che continua a far germogliare la speranza proprio là dove sembrava esserci solo fatica, limite, sofferenza.

E allora diventano molto belli i tre alberi che accompagnano questa celebrazione.

Il primo albero, spoglio e ferito, ci parla dei momenti in cui la vita sembra inaridirsi: il dolore, la prova, la malattia, lo scoraggiamento.

Il secondo albero ci parla di una rinascita che comincia piano, quasi in silenzio, attraverso legami nuovi, accoglienza, cura, vicinanza.

Il terzo albero, rigoglioso e fiorito, ci parla della bellezza di una vita che torna a sbocciare nell’amore ricevuto e donato.

Questa è l’opera del Signore risorto in noi. Senza di Lui il cuore rischia di diventare come un albero nella steppa: secco, chiuso, senza foglie, senza fiori, senza frutti. Con Lui, invece, la vita rifiorisce. Riecheggia qui anche l’immagine del Salmo 1: chi vive unito al Signore è come un albero piantato lungo corsi d’acqua. Le sue foglie non cadono, perché la sua radice è nell’amore di Dio e “e tutto quello che fa, riesce bene”. Gesù ci libera dall’indifferenza, dall’egoismo, dalla chiusura in noi stessi, e fa germogliare gesti concreti di compassione, condivisione, solidarietà. Così ciascuno può sentire questa verità meravigliosa: io sono amato, io sono prezioso, io sono custodito da un amore infinito.

E oggi questa parola risplende in modo speciale nella celebrazione con le persone con disabilità, con i familiari, con gli operatori e i volontari. Voi testimoniate a tutta la Chiesa e al mondo che la vita è sempre degna, sempre preziosa, sempre capace di dono.

Spesso è proprio nella fragilità che impariamo meglio a riconoscere il volto di Gesù, a ricevere e a offrire amore, a capire che nessuno si salva da solo e che tutti abbiamo bisogno gli uni degli altri.

All’inizio della celebrazione un telo è passato sopra le teste di tutti, come segno del manto di Maria, Madre di misericordia, che ci raccoglie e ci custodisce nel suo abbraccio. Sotto questo manto nessuno è escluso, nessuno è dimenticato, nessuno è senza posto.

Maria vuole il bene di tutti i suoi figli. E ci conduce sempre a Gesù.

Infine, il Vangelo ci porta alla tavola: Gesù risorto mangia con i suoi e continua ancora oggi a spezzare il pane per noi. Nell’Eucaristia contempliamo la bellezza del suo corpo donato. Ma quel pane spezzato ci affida anche una missione: quello che riceviamo va condiviso. Gesù ci chiede di distribuire il pane della tenerezza, dell’ascolto, della dignità riconosciuta, della fraternità concreta.

Questa è la vera rinascita: diventare, gli uni per gli altri, segni vivi dell’amore del Risorto.

Famiglie e operatori sono impegnati quotidianamente nel riconoscimento delle persone con disabilità all’interno della vita sociale che pone molti ostacoli verso una piena integrazione.

Nel 2024 ad Assisi il G7 si è dedicato all’inclusione e ai diritti delle persone con disabilità. Il summit ha condiviso otto impegni per promuovere accessibilità, vita autonoma e indipendente, inclusione lavorativa, nuove tecnologie, servizi di comunità e protezione nelle emergenze e nei conflitti. L’Italia ha avviato riforme importanti ispirate a quell’evento puntando su progetto di vita, vita indipendente e inclusione lavorativa. Tra le novità più rilevanti c’è il decreto legislativo 62/2024. La norma chiede la collaborazione tra servizi sanitari, sociali, scolastici e lavorativi per guardare alla persona con disabilità non come destinataria passiva, ma come protagonista del proprio percorso, con i propri talenti, desideri e aspettative.

Come è stato scritto: “Restano però forti criticità: servono formazione, coordinamento tra servizi e sostegno concreto alle famiglie, perché il cambiamento non sia solo normativo ma culturale. Occorrono continuità politica, visione unitaria e investimenti stabili” (Francesca Di Maolo, Per i diritti delle persone con disabilità è un momento decisivo, in Avvenire 3 dicembre 2025).

Maria di Monte Berico ci accompagni, ci copra con il suo manto e ci aiuti a essere, con Gesù, alberi di vita, alberi che danno ombra, ristoro, consolazione e frutti di bene per tutti. Amen.

 

+ vescovo Giuliano