Omelia nel Quinto anniversario della morte di Nadia De Munari
Giavenale, 24 aprile 2026
Letture: At 9,1-20; Sal 116; Gv 6,52-59
Cari fratelli e sorelle,
oggi ricordiamo Nadia De Munari, a cinque anni dalla sua morte. Lo facciamo nella preghiera, dentro la Messa, davanti al Signore. E già questo ci dice una cosa importante: il nostro ricordo non è soltanto commozione, non è soltanto tristezza, ma è un affidamento. Portiamo Nadia a Dio, e chiediamo a Dio di illuminare anche noi.
Vorrei partire dal salmo che abbiamo ascoltato e ripetuto insieme:
“Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo”.
È una frase molto bella, ma oggi sentiamo che è anche una frase molto concreta. Perché Nadia questo ha fatto davvero. È andata. È partita. Ha lasciato la sua terra, la sua casa, le sue sicurezze, e ha speso metà della sua vita in Perù, accanto ai poveri, ai bambini, alle famiglie più fragili.
Non ha annunciato il Vangelo con grandi discorsi. Lo ha annunciato con la vita. Con il servizio. Con la pazienza. Con la vicinanza. Con il bene fatto ogni giorno.
Questa è la prima cosa che oggi dobbiamo custodire nel cuore: Nadia ha preso sul serio il Vangelo. Non lo ha soltanto ascoltato. Lo ha vissuto.
E insieme al ritornello del salmo abbiamo ascoltato anche queste parole:
“Forte è il suo amore per noi e la fedeltà del Signore dura per sempre”.
Sono parole importanti, perché davanti a una morte così dolorosa e così violenta vengono spontanee tante domande. Viene il turbamento. Viene anche il silenzio. Ci sono fatti davanti ai quali ci si sente senza parole. E ancora di più quando si pensa che Nadia era una persona che faceva del bene, che si dedicava ai più poveri, ai bambini, a persone che vivevano situazioni difficilissime.
Noi non abbiamo risposta a tutto. E sarebbe sbagliato far finta di averla. Però la fede ci aiuta a non fermarci solo alla domanda: “Perché è accaduto questo?”. La fede ci aiuta anche a dire: “Signore, dove sei in tutto questo?” E la risposta del Vangelo è chiara: il Signore c’è. Non è assente. Non abbandona. Rimane fedele, anche quando noi attraversiamo il buio.
La prima lettura ci ha raccontato la conversione di san Paolo. Saulo era uno che perseguitava i cristiani. Pensava di essere nel giusto, e invece stava facendo il male. Ma il Signore lo ferma sulla strada di Damasco e gli cambia la vita.
Perché la Chiesa ci fa ascoltare questa pagina proprio oggi? Per ricordarci che Dio può entrare anche nelle situazioni più buie. Può toccare i cuori. Può cambiare le persone. Può far nascere bene anche dove noi vediamo soltanto male.
Questo non cancella il dolore. Non cancella la gravità di quello che è successo a Nadia. Ma ci dice che il male non ha l’ultima parola. Mai. Per un cristiano l’ultima parola è sempre di Dio.
E poi c’è il Vangelo. Gesù dice: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”.
Sono parole molto forti. Gesù ci sta dicendo che chi vive unito a Lui ha già dentro una vita che la morte non può distruggere. Il corpo si spezza, la vita sulla terra finisce, ma l’amore vissuto in Cristo non finisce.
E questo oggi è per noi una grande consolazione. La vita di Nadia non è stata sprecata.
Il bene che ha fatto non è andato perduto. L’amore che ha donato non è scomparso.
Tutto ciò che è vissuto in Cristo rimane. Tutto ciò che è seminato nel bene porta frutto, anche quando noi non lo vediamo più.
Gesù nel Vangelo dice anche un’altra cosa decisiva: chi mangia di Lui vive per Lui. E vivere per il Signore vuol dire vivere anche per gli altri. Vuol dire non chiudersi nel proprio piccolo mondo. Vuol dire accorgersi di chi soffre. Vuol dire lasciarsi muovere il cuore.
In questo senso Nadia lascia una testimonianza molto semplice e molto forte. Ci dice che una vita bella non è una vita comoda. È una vita donata. Una vita spesa per qualcuno. Una vita che non gira sempre intorno a sé stessa.
E allora il ricordo di Nadia oggi non deve essere soltanto un omaggio. Deve diventare anche una domanda per noi: io per chi vivo? A chi sto facendo del bene? In che modo, nella mia vita concreta, sto annunciando il Vangelo?
Perché è facile commuoversi davanti a una storia come questa. Più difficile è lasciarsi cambiare. E invece il Signore oggi ci chiede proprio questo. Non solo di ricordare Nadia, ma di imparare qualcosa da lei.
Forse non siamo chiamati ad andare in Perù. Ma tutti siamo chiamati ad andare verso qualcuno. Dentro la nostra casa. Nella nostra parrocchia. Nel nostro quartiere. Verso una persona sola. Verso una famiglia in difficoltà. Verso un povero. Verso un ragazzo da ascoltare. Verso qualcuno che ha bisogno non di grandi parole, ma di presenza, di tempo, di carità.
Il salmo ci ha detto: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo”.
Per qualcuno il mondo è una missione lontana. Per molti di noi il mondo è il quotidiano.
Ma il comando è lo stesso: andate. Non restate fermi. Non chiudetevi. Non pensate solo a voi stessi.
C’è poi un’altra cosa che oggi dobbiamo raccogliere dalla testimonianza di Nadia: il bene va fatto anche quando costa. Anche quando non porta applausi. Anche quando è nascosto. Anche quando chiede pazienza. Lei ha vissuto così: con fedeltà, nel quotidiano, accanto ai più poveri. E proprio per questo la sua vita parla ancora.
Fratelli e sorelle, oggi noi non celebriamo il male che le è stato fatto. Celebriamo, dentro il dolore, il bene che Dio ha seminato nella sua vita. E chiediamo che quel bene continui.
Chiediamo al Signore di dare pace a Nadia e consolazione ai suoi genitori e a chi la porta nel cuore.
Chiediamo anche una grazia per noi: di non essere cristiani solo di nome, ma nei fatti. Cristiani capaci di Eucaristia e di carità. Capaci di preghiera e di servizio. Capaci di fede, ma anche di mani concrete. Capaci di guardare chi soffre e di non passare oltre.
E allora, nel ricordare Nadia, chiediamo al Signore che anche noi possiamo lasciare dietro di noi una traccia buona. Non fatta di rumore, ma di bene. Non fatta di parole vuote, ma di amore concreto.
Che il Signore accolga Nadia nella sua pace. E a noi doni di continuare, ciascuno dove si trova, a vivere il Vangelo con semplicità, coraggio e fedeltà.