Omelia nella celebrazione esequiale di don Ruggero Dal Barco Chiampo, 29 maggio 2026

Omelia nella celebrazione esequiale di don Ruggero Dal Barco

Chiampo, 29 maggio 2026

Letture: 1Pt 4,7-13; Sal 95; Mc 11,11-25

Carissimi fratelli e sorelle,

mentre ci congediamo da don Ruggero, nel giorno in cui ricorre la memoria di San Paolo VI, ascoltiamo le prime parole che questo santo Papa ha lasciato nel suo testamento: «Fisso lo sguardo verso il mistero della morte, e di ciò che la segue, nel lume di Cristo, che solo la rischiara; e perciò con umile e serena fiducia. Avverto la verità, che per me si è sempre riflessa sulla vita presente da questo mistero, e benedico il vincitore della morte per averne fugate le tenebre e svelata la luce. Dinanzi perciò alla morte, al totale e definitivo distacco dalla vita presente, sento il dovere di celebrare il dono, la fortuna, la bellezza, il destino di questa stessa fugace esistenza».

Anche noi vogliamo celebrare il dono della vita di Don Ruggero. Nato a Chiampo nel 1928, è stato ordinato sacerdote nel 1953, e ha vissuto quasi tutto il suo ministero legato a una unica comunità: San Giorgio in Brenta. Una vita quasi interamente spesa dentro un popolo. Cioè tra le famiglie, le gioie, le fatiche, le nascite, i matrimoni, i lutti… La chiamata alla santità di don Ruggero ha preso la forma della fedeltà lunga, quotidiana, umile. La forma di una presenza che resta. Di un pastore che conosce il suo gregge non da lontano, ma condividendone la strada e la storia.

La prima lettura ci ha consegnato parole molto concrete: “Siate moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera. Soprattutto conservate tra voi una carità fervente”. Pietro non parla di una fede fatta di apparenza, ma di una fede che diventa servizio, accoglienza, pazienza, capacità di custodire gli altri.

Questa parola illumina bene il ministero di don Ruggero. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un sacerdote buono, sereno, paziente. Un uomo che, anche negli anni della fragilità, quando la parola veniva meno, continuava a parlare con gli occhi e con il sorriso. C’è un linguaggio che rimane anche quando le forze diminuiscono: è il linguaggio della mitezza. È il linguaggio di chi ha lasciato che il Vangelo, lentamente, gli scavasse dentro.

Nel suo testamento, don Ruggero non si presenta davanti a Dio con il tono di chi rivendica meriti. Scrive parole disarmanti: ringrazia il Signore per il dono della vita, chiede perdono per non averla spesa con sufficiente generosità, confida nella misericordia infinita di Dio, domanda comprensione e preghiera. E poi lascia ai suoi parrocchiani una consegna semplice e grande: “quello che veramente conta è amare Dio e cercare il suo Regno, insieme come buoni fratelli, uniti nell’amore e nel reciproco aiuto”.

Questa è una parola da non perdere. Perché in un funerale cristiano non ascoltiamo solo il passato di una persona: ascoltiamo anche l’eredità spirituale che ci lascia. Don Ruggero oggi ci dice: non complicate troppo la vita cristiana. Amate Dio. Cercate il suo Regno. Restate fratelli. Aiutatevi. Perdonatevi. Camminate insieme.

Nel Vangelo abbiamo ascoltato una pagina forte: Gesù entra nel tempio, vede ciò che non corrisponde al cuore di Dio, purifica, richiama, scuote. E poi dice ai discepoli: “Abbiate fede in Dio”. E ancora: quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate.

È come se il Signore oggi ci dicesse che la casa di Dio non può essere abitata senza fede e senza perdono. La Chiesa non vive di organizzazione soltanto, non vive di strutture soltanto, non vive neppure del ricordo nostalgico del passato. Vive se rimane casa di preghiera, luogo di fede, scuola di fraternità.

Don Ruggero ha servito una Chiesa concreta, fatta di persone reali, con pregi e limiti. Anche lui, nel testamento, riconosce i propri limiti e chiede scusa. Questa umiltà è preziosa. Ci ricorda che il prete è un uomo preso tra gli uomini e consegnato a Dio per il bene dei fratelli. Porta un tesoro grande in vasi di creta. E proprio per questo ha bisogno della misericordia che ha annunciato agli altri.

Oggi, allora, non facciamo l’elogio di una vita perfetta. Facciamo qualcosa di più cristiano: riconosciamo il bene, ringraziamo per il dono, e affidiamo tutto alla misericordia del Signore: il bene compiuto, perché lo renda fecondo – le fragilità, perché le perdoni – le fatiche, perché le trasfiguri; – le attese, perché le colmi.

Il Salmo ci ha fatto cantare: “Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore”. La vita di un prete, alla fine, dovrebbe essere proprio questo: un annuncio. Non solo con le omelie, non solo con i sacramenti celebrati, non solo con le parole dette, ma con la vita. Don Ruggero ha annunciato il Signore anche attraverso una fedeltà silenziosa, una bontà semplice, una presenza che molti hanno riconosciuto come mite e rasserenante.

Negli ultimi anni, alla Comunità presbiterale Novello, la sua vita si è fatta più fragile. Eppure, anche lì, non era una vita inutile. Nessuna vita è inutile davanti a Dio. Quando non si può più fare molto, si può ancora offrire. Quando non si può più guidare una comunità, si può ancora appartenere al Signore.

Nel suo testamento scrive: “Rinnovo l’offerta della mia vita al Signore e mi abbandono come un figlio nelle sue braccia di Padre”. E ancora: “Credo fermamente nella Risurrezione e nella vita eterna”.

Oggi noi prendiamo sul serio il Vangelo e queste parole di don Ruggero: sono la fede della Chiesa e sono la nostra speranza. Noi oggi consegniamo don Ruggero alle braccia del Padre, alle mani di Colui che lo ha chiamato alla vita, al sacerdozio, al servizio, e ora lo chiama alla comunione piena con sé.

Chiediamo al Signore che don Ruggero possa contemplare quella luce che ha annunciato, celebrare quella liturgia eterna di cui ogni Messa è anticipo, ritrovare nella pace del Regno i volti amati.

E chiediamo anche per noi una grazia semplice: non sprecare il tempo che ci è dato. Pietro ce lo ha detto: “La fine di tutte le cose è vicina”. Non per spaventarci, ma per svegliarci. La vita è seria. L’amore è urgente. Il perdono non va rimandato. La fede va custodita. Il Regno di Dio va cercato oggi.

Don Ruggero ha concluso il suo cammino terreno il 25 maggio 2026 nella memoria della Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa. Sia Lei a prenderlo per mano con tenerezza così da accompagnarlo presso suo Figlio risorto. E perché la nostra Chiesa vicentina possa essere viva nelle parrocchie, sia Lei, Madre feconda, a toccare il cuore di un giovane perché sia disponibile a raccogliere il testimone di don Ruggero.

+ vescovo Giuliano